In cerca di un significato.

Ho girato tutto il giappone cercando persone che erano state colpite dai fulmini ed erano sporavvissute, e le ho intervistate. Il lavoro durato alcuni anni. Ho raccolto molte interviste, e i racconti erano tutti piuttosto interessanti. Il libro fu pubblicato da una piccola casa editrice, ma non vendette quasi niente. Non raggiungeva nessuna conclusione. E nessuno vuole leggere libri che non offrono conclusioni. Ma a me il fatto di non offrire conclusioni sembrava la cosa più giusta e naturale.

kafkaPuò essere difficile spiegare di cosa raccontano i romanzi di Murakami Haruki. La straordinaria capacità immaginativa dell’autore giapponese può far perdere la rotta. Ci sono gli alieni? O i fantasmi? Animali parlanti? Entità ultraterrene? Persone normali? Certamente. Il compito sarebbe facile se tutte queste cose fossero collegate da loro, parti integrate di un mondo completo e coerente, come qualsiasi libro fantasy. Ma così non è o non sembrerebbe. La parete della realtà del realismo si deforma a discrezione dell’autore: una piccola gobba nella superficie liscia o una voragine spaventosa da cui strabordano follie di malvagità gelatinosa. E non nemmeno molto chiaro quale sia il rapporto tra queste entità e il mondo reale. Chi o cosa le ha generate? Mah.

La critica moderna colloca tranquillamente la produzione di Murakami nel postmoderno. Sapiente mescolanza di generi: fantascienza, fantasy, thriller, romanzo di formazione e, ciliegina sulla torta, tragedia greca. Stile semplice ma non banale, con approfondimenti poetici, citazioni letterarie e varie cose serie che non devono essere capite fino in fondo per seguire il filo, tensione e curiosità mantenute fino all’ultima riga.

Ma per il signor Haruki, ormai scrittore affermato, produttore instancabile di bestseller e apprezzato dalla critica, funziona così? Si siede sulla poltrona e dice tra sé: “Ecco che adesso scrivo un bel romanzo postmoderno, come quelli che piacciono tanto!”

Secondo me invece, ma una ben misera e semplicistica visione periferica, Murakami racconta una storia. E per farlo usa la sua lingua. Che non è il giapponese, o l’inglese. E’ la lingua del suo pensiero, fatta di tutti i libri che ha letto, di tutti i posti che ha visto, di quelli che vorrebbe vedere e di tutte le cose che esistono solo nella sua testa. Fortunatamente per tutti noi una lingua molto ricca, ma non incomprensibile. Cos quando vuole spiegare un’emozione fa ascoltare al protagonista Beethoven, i Beatles oppure i Radiohead. Oppure da vita propria a Johnnie Walker e al Colonnello Sanders, scotch wiskey e alette di pollo piccanti. Non che non sia capace di spiegarlo in termini classici, filosofici e scientifici. Ma rischierebbe di non essere capito. Di non essere seguito. Perché si può scrivere in modo semplice di cose molto difficili e spiegarle senza far capire che lo si sta facendo. E quello che fa Murakami lo spiega mentre scrive, racconta la sua poetica, a suo modo, e al modo di un romanziere del settecento. Suggerisce, indica la via per leggere il suo libro.

Quando ho finito di leggerlo, mi sono sentito strano. Mi sono chiesto cosa volesse dirci questo romanzo. Ma la cosa curiosa che questa sensazione di “non capire che cosa voglia dire” ti lascia qualcosa dentro. Non so come spiegarlo.

E quindi? Di cosa accidenti parla Kafka sulla spiaggia (Einaudi, pp.514, euro 15, traduzione Giorgio Amitrano)? Racconta la storia di un ragazzo adolescente che ha tutti i problemi di un ragazzo adolescente (la maggior parte dovuti al suo pisello e alle cose che il suo pisello fa quando lui vede delle tette). Solo che inoltre ha qualche problemino con la famiglia ma soprattutto con se stesso. Solo che non un romanzo realistico, ma nemmeno un romanzo fantascientifico. E’ un romanzo di Murakami, dove personaggi un po’ folli fanno cose decisamente folli, come parlare con i gatti o far piovere sardine. Dove il male prende forma tangibile e umana, se umana si può usare, di un assassino di gatti che raccoglie le loro anime mangiando i piccoli cuori felini. Dove i fantasmi possono copulare e l’immaginazione ha un peso non trascurabile sulla realtà dove ogni pazzia è accuratamente meditata e resa grande letteratura. La lingua di Murakami racconta favole antiche, l’Edipo Re, il Bildungsroman, la forza che il male può avere sulle persone e sulla loro volontà ma anche tutto quello che possono fare per contrastarlo. Racconta la storia di un ragazzo alla ricerca di un significato.

 

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6 commenti

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6 risposte a “In cerca di un significato.

  1. Smuack. Bacione sulla guancia per questa bellissima recensione. Amo amo amo Murakami e hai saputo rendere bene le sensazioni che lasciano i suoi libri durante e alla fine della lettura. Questo è in attesa sul comodino mentre Dance dance dance l’ho finito un mesetto fa e non sono stata in grado di scriverne. Sono emozioni, suggestioni, sogni. Poca concretezza nonostante il realismo estremo di tanti particolari. Ora la nota dolente… ci deve essere stato un inghippo con wordpress ma mancano parecchie lettere accentate e spazi nel post. Rileggi!!! Mi sono presa qualche confidenza ma le letture ci affratellano, vero?!

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