La storia di Frank.

In futuro questi romanzi cederanno il passo ai diari, alle autobiografie: libri avvincenti, se soltanto qualcuno sapesse fare una scelta fra ciò che egli chiama le sue esperienze, e conoscesse il modo veridico di raccontare la verità. – Ralph Waldo Emerson

ceneriEmerson, personaggio a cui si può dare una gran parte di colpa per la nascita di una letteratura americana, auspicava una scrittura che doveva essere nuova ma soprattutto libera dal pesante fardello delle foreste di simboli europee; non più imitazione ma espressione della Natura stessa. Un modo nuovo di raccontare, più vero, che racconta di cose vere. È però inesorabile la contraddizione, nelle parole stesse di Emerson: “il modo veridico di raccontare la verità”. Esistono quindi un modo o dei modi per cui la verità può sembrare più vera, grazie all’abilità del narratore o al suo talento e la naturalezza si può guadagnare anche con la fatica e lo studio.

Poco importa quindi che cosa sia vero, cosa meno, cosa sia filtrato dall’autore adulto e cosa completamente inventato, quando Frank McCourt ci libera dal peso di leggere la sua autobiografia. Le ceneri di Angela (Adelphi, pp. 376, euro 10, traduzione di Claudia Valeria Letizia) è un romanzo. Che poi il vecchio Frank non abbia avuto abbastanza fantasia per inventarsene uno da zero proprio non ci importa, il suo sguardo, all’indietro nei ricordi e aldilà dell’Oceano Atlantico ci ha consegnato una piacevolissima lettura, di quelle gustose, che ti vien voglia di ascoltare per sempre. Alla fine quello che vogliamo noi lettori è leggere belle storie, non importa di chi siano e quanto siano “vere”.

Naturalmente è stata un infanzia infelice, sennò non ci sarebbe gusto. Ma un’infanzia infelice irlandese è peggio di un’infanzia infelice qualunque e un’infanzia infelice irlandese e cattolica è peggio ancora.

Basta, la storia è tutta qui. Frank racconta le infinite tribolazioni della sua famiglia: l’Irlanda è ben aldilà dall’essere un posto verde e carino, coi folletti e le pentole d’oro alla fine dell’arcobaleno. È un mondo povero, ingrato, difficile, ma soprattutto umido. Lui e la sua famiglia non riescono quasi a mettere insieme di che mangiare, il padre si beve al Pub i soldi del sussidio o i pochi che riesce a guadagnare. I preti avidi e boriosi, gli insegnanti arroganti e violenti, i parenti che odiano il padre con l’accento nordirlandese e si rifiutano di aiutarli. Quella che potrebbe sembrare una semplice raccolta cronologica delle minutissime esperienze di un bambino irlandese viene a comporsi, con naturalezza, come un viaggio o un percorso, fatto di piccole scoperte e di infiniti ritorni. Tante volte leggerete di quando il padre, tornando a casa ubriaco, svegliava i piccoli e li faceva giurare che sarebbero morti per l’Irlanda, cantando vecchie e tristi canzoni. Tante volte sentirete la fame dei piccoli e la vergogna dei grandi, per aver solo un pezzo di pane come pasto. Tante volte vedrete la madre impotente guardare le ceneri della stufa spenta, il fratello cercare il gemello fuori dalla finestra. La sporcizia, la puzza, le malattie e la morte. Le file per il sussidio e le file per la tessera alimentare, l’infinita gioia che possono procurare una limonata una caramella o una giornata di sole a Limerlick. La storia di Setanta che divenne Cuchulain e gli Och di suo papà.

Con stupefacente ironia McCourt racconta la sua incredibile (per noi certamente) infanzia, senza mai diventare patetico, sicuro del fatto che se è arrivato a settantanni tanto male non gli è andata. Il fatto di essere sopravvissuto, al contrario di molti altri, è una cosa che mette di buon umore. Senza diventare pedante o supponente dissemina per tutto il libro piccole epifanie ed indizi del suo destino di scrittore: come quando scoprì Shakespeare, che è buono come il purè di patate anche se è un maledetto inglese; o quando venne pagato da una strozzina per scrivere lettere minatorie ai debitori, tutti pagavano subito appena leggevano quelle parole così tremende, da eroe offeso nell’onore. Fin da piccolo Frank voleva una storia per sé: il padre gli aveva raccontato la storia di Cuchulain e di come era diventato il Mastino dell’Ulster e nessuno tranne lui o il suo papà avrebbero dovuto raccontarla. Era la sua storia e chiunque l’avesse raccontata si sarebbe beccato un pugno. Ma per quanto tirasse pugni la storia di Cuchulain gliela rubavano sempre. Le ceneri di Angela è nato così, quando – a settantanni – Frank McCourt trovò una storia che era solo sua, la sua.

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4 commenti

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4 risposte a “La storia di Frank.

  1. Anche io voglio scrivere le lettere minatorie!!! Ahahah!! Molto interessante questa recensione e il libro deve esserlo altrettanto! Magari un giorno metterò anche io per iscritto le vicissitudini che mi/ci capitano e la gente non ci crederà che sono vere per quanto sono sceme… eppure noi sapremo la verità, una verità che non saremo mai capaci di raccontare “veramente” 😉

  2. A me questo libro ha fatto incazzare tantissimo. Con tutti quei babbi che si bevevano gli stipendi e vedevano i figli morire come mosche. Mi incazzavo così tanto che (stavo facendo la tesi triennale, all’epoca) sognavo di graficare su Matlab lo stipendio del babbo di Frank. Un incubo, Non sono ancora riuscita a riprendere Frank in mano, da allora!

    • Ed è incredibile come invece non ci sia più di tanto risentimento nei confronti del padre. Frank alla fine perdona tutti quanti…o almeno ci lascia un ritratto fatto di ricordi belli e ricordi brutti. In ogni caso c’è un seguito…”Che paese l’America” in cui McCourt racconta la sua nuova vita…lontano da padri alcolizzati…non deve essere male 😉

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