Muninn va a scuola – Vita di Alfieri.

 Proemietto.

vita-vittorio-alfieri-asti-scritta-esso-0e78f480-0e98-4b58-855f-06d202a5a567Giunto ch’i mi fossi al semestre secondo della mia università e tosto bastandomi ben poco il tempo ch’i pur avea per leggere sì tanti libri da empirne le mensole mie e le pagine digitali di Muninno; avvedutomi poi che pur io frequentava assiduamente le lezioni in cotal università, venutomi al lume che sì ben potea io riversare tutto lo studio ch’io facea con non poca noia e fatiga nell’opra mia, volli e fortissimamente volli discettar coi miei lettori di quelli argomenti e libercoli, nel caso giunga a presentarsi meco l’opportunità di esporli. Codesta scelta, che si pur mi duole nell’orgoglio, che sempre io avea fortissimo e che a stento modestia imbrigliar può, mi occorse alla seconda lettura della preclarissima Vita di Vittorio Alfieri da Asti scritta da esso (per il torchio de’Garzanti, pp. 342, soldi 9), che il barbogio professore per due volte propose ai discepoli suoi. Il libro infatti fu materia d’esame nella preclara laurea triennale ed ora, assurti gli allievi alla lucentissima aura della laurea magistrale, il luminare giustamente pensò di rifar da capo l’ovra sua, per comprender meglio il poeta tragico dalle parole sue stesse. La duplice lettura sia chiaro, per quanto possa addivenir noiosa, è pur sempre riflessione e ammaestramento e con ciò non deve essere tenuta in sprezzo. Lascerò ora per seguitar di ragionamento, la favella del classico in luogo della moderna, che non sì fulgida assurge ma che per essere intesi oggidì abbisogna praticare.

Capitolo primo.

Alfieri, poeta tragico, è uno di quei personaggi che si sono fortissimamente incrostati nei nostri programmi di letteratura italiana, che tutti hanno incontrato almeno una volta a scuola e che nonostante ciò tutti presto o tardi dimenticheranno. Lo studio della letteratura, pur nella nostra civiltà di massa, è rimasto uno studio conservativo e chiuso, più di quanto forse dovrebbe, nonostante questo alla fine ci sono tanti che sanno poco di poco, e di quello che sanno il più è nozione pappagallesca. Non approfondiamo, per carità, il discorso sull’istruzione e l’istruzione umanistica a tutti i suoi livelli, altrimenti ci ritroveremmo tutti sprofondati in un vorticoso buco nero. Muninn nasce per leggere e far leggere i libri, le polemiche hanno quindi uno spazio limitato. Perché però un personaggio e uno scrittore aristocraticissimo, elitario, e classicista come Vittorio Alfieri dovrebbe essere preso in considerazione oggi e da un semplice lettore? Lo studio, l’impegno e le letture collaterali, di note, saggi e introduzioni, per capire cosa vuol dire con quelle parole antiche e oscure non dovrebbero essere riservate forse agli specialisti? Oggi si scrivono racconti e romanzi, il verso è archeologia. Quanto vale un poemetto classicheggiante?

Capitolo secondo.

Mi trovo quindi nella difficile situazione di salvare il povero Alfieri, che certo si sarebbe risentito non poco di dover essere salvato e di essere salvato dall’asinissimo me. Le sue tragedie non si recitano più, se mai sono state recitate, e il resto della sua produzione è oramai escluso anche dai corsi universitari. Oltretutto Alfieri era un uomo del passato in epoca di grandi cambiamenti, di li a poco la borghesia e il romanzo avrebbero vinto anche in Italia, tutto sarebbe cambiato per sempre. Eppure. Il suo lavoro può ancora essere letto, a fatica certo, con esercizio per abituarsi al verso scuro e spezzato, pieno di rotture e inversioni e alla prosa classica dal lento periodare. Leggendo la Vita e le piccole bugie di cui è piena conoscerete un uomo e le sue debolezze, conoscerete il percorso umano e intellettuale di un uomo del ‘700. Ma soprattutto imparerete molte cose sull’impegno e la fatica che servono per capire veramente come usare le parole, che prima di essere le vostre parole sono state quelle di qualcun altro per secoli e secoli. Dante Petrarca Boccaccio Tasso Ariosto Machiavelli Manzoni Foscolo Leopardi e tutte le schiere di mummificati figuri hanno sempre qualcosa da dire e da insegnare, anche se solo un verso o un pensiero. Alfieri supera il limite della banale imitazione per trovare la sua strada, fatta di piccole deviazioni da quella lastricata dei poeti classici, lungo sentieri solitari, in mezzo ai boschi e alle rupi dell’animo umano. La Vita di Alfieri ci insegna, più che la forma e l’arcaismo, ad essere ambiziosi e coraggiosi, senza mai smettere di studiare e imparare da chi è venuto prima. Quanto vale questo?

Postfazione

Credereste poi che la correzione automatica di Word nel Proemietto mi segnali come errore solo dieci parole su duecento? La lingua italiana, purtroppo o per fortuna, non è cambiata tanto, i cuori degli uomini neppure.

Brugherio, lì 8 marzo A.D. MMXIV

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14 commenti

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14 risposte a “Muninn va a scuola – Vita di Alfieri.

  1. Indubbiamente la tua recensione migliore. Eccellente!

  2. Athenae Noctua

    Ammetto di non averlo mai letto, anche se ho poca simpatia in generale per Alfieri… è vero, però, che soffre molto, come Goldoni e Parini, della sua posizione quasi compressa, nei programmi, fra Tasso e Foscolo: il Seicento e il Settecento godono, in generale, di poca attenzione e il buon Vittorio viene spesso sommerso da altri grandi nomi: d’altronde sarebbe utile inserire nuovi perccorsi nei programmi scolastici!

    • Quello è poco ma sicuro! 🙂 anche se il come è tutta un’altra storia. Sicuramente è uno dei sacrificabili e nell’economia dei programmi si devono pur fare delle scelte…non ci resta che leggerlo quando la scuola e lo studio non sono più un obbligo ma un piacere! 😀

  3. Il Proemietto è un vero spasso, sei stato bravissimo! Il barbogio professore è la persona che penso che sia? 😉 Non hai fatto assolutamente la figura dell’asino, e credo che in questo momento l’Alfieri ti stia guardando da sopra le nuvole con un misto di approvazione e simpatia.

  4. XD ahahahah ‘sto pastiche mi ha fatto morire. S-t-u-p-e-n-d-o.

  5. rob

    Megaghigno per «Muninno» e «soldi 9».

    La tua recensione di oggi mi ha fatto tornare in mente il post di un mio amico facebook, al 4° anno del liceo linguistico. Ecco il post: «Dante Alighieri, solo tu sei capace di farmi salire una così forte rabbia» e poi ancora «Io sono troppo incazzato e ho fatto venti minuti come un idiota ad insultare Dante e a non trovare il perché devo studiarmi sti canti di merda in linguaggio arcaico».

    Che gli rispondiamo?

    CIAO!

    • Direi che è promettente come poeta: “una così forte rabbia” è un’inversione, come quelle che usava Dante. 🙂 E poi cercherei di spiegargli che lui ha scritto la Commedia perché era troppo incazzato con più o meno il novanta per cento della cristianità del 1300. Da queste cose in comune partirei e invece che Paolo e Francesca gli farei leggere la parte coi diavoli scorreggioni…poi chissà, non deve piacere a tutti! 😉

  6. Mi intrometto nella discussione, purtroppo quando si parla di Dante non posso farne a meno. Io gli farei leggere il canto dei bestemmiatori, violenti contro Dio, bisibigliando: “Non vorrai per caso finire in quel bel posticino, vero?”
    Ma sono ragazzi, concediamo il tempo per far ritornare loro gli intelletti sani =)

    • I tuoi metodi sono sempre molto drastici…;) credo che invece apprezzerebbero di più i diavoli che fanno del cul trombetta. Una volta che si è aperto uno spiraglio magari si apre tutta la porta…

  7. Ehm, sono di nuovo io… mi dispiace ma ti tocca, perché ti ho appena nominato sul mio blog 😉 è comunque un’occasione per rinnovarti la mia stima.

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