Crimini balneari.

Georges Simenon - Le vacanze di Maigret«Buongiorno, avrei da farle una domanda. Potrà sembrarle un po’ strana ma, per favore, non rida di me». «Prego!» risponde l’occhialuta e riccia signora dietro al bancone. «Starei cercando un libro di Simenon, un Maigret, ma non so neppure se esiste». Le sopracciglia sopra la montatura si aggrottano. «In che senso? Spiegati meglio…» «Beh, vorrei un libro con Maigret e con il sole». «Con la parola sole nel titolo?» «No no, con il sole nel libro…nei libri di Simenon piove sempre, o nevica, o c’è la nebbia, e fa sempre freddo. Ne vorrei leggere uno dove c’è il sole, dove c’è bel tempo». La libraia non mantiene la promessa: ride. Ma subito dopo comincia a pensare, passa in rassegna la sua memoria di lettrice e mi risponde subito: «Di solito quando va in vacanza…a Vichy per esempio, o al mare, il clima è migliore». Ma le viene un dubbio e allora va nello scaffale, fruga fra i libri, ne toglie uno dalla confezione, lo sfoglia velocemente e poi dice: «No, non lo abbiamo, ma c’è a Carugate, se vuoi te lo ordino». Io rispondo che ci andrò di persona, è vicino a casa, la saluto, la ringrazio e me ne vado, lasciandola sorridente al piano inferiore di un libreria universitaria in via Festa del Perdono.

Alla fine il libro l’ho trovato a metà prezzo, ma non nella stessa catena di librerie. Un po’ mi sento in colpa, ma tanto so che prima o poi qualcosa in quella libreria la comprerò ancora. Intanto il libro cel’ho, e dentro ci sta pure il sole, tanto caldo e il caro commissario. È Le vacanze di Maigret (Adelphi, traduzione Laura Frausin Guarino, pp. 174, euro 10). Questa volta il celebre personaggio di Simenon non lavora, o almeno non dovrebbe farlo. Negli anni trenta ancora non esisteva il turismo balneare di massa come lo conosciamo oggi, ma ci si stava attrezzando. Ogni estate, le famiglie piccolo borghesi, che non potevano permettersi uno yatch in Costa Azzurra, sceglievano come meta delle loro vacanze la costa atlantica, dove sorge Les Sables d’Olonne e tutta una serie di neonate stazioni balneari, germoglio di una riviera romagnola francese che ora fa a gara con la nostra in quanto a bruttezza dei palazzoni a bordo spiaggia. Allora, sulle spiagge sabbiose del golfo di Biscaglia, non era ancora arrivato il cemento, e il nostro commissario avrebbe potuto passeggiare con tranquillità lungo il celebre Ramblais, tra schiamazzi dei bambini e costumi colorati. Avrebbe potuto, perché Maigret in vacanza non riesce proprio ad andarci. Anche se la colpa non è della moglie, che si prende un’appendicite fulminante appena due giorni dopo il loro arrivo e neppure di qualche misterioso crimine da risolvere. A Maigret, tutto sommato, stare in vacanza non piace. E allora cammina, cammina sotto il sole tutto il giorno, aspettando che le suore lo facciano entrare dalla moglie ricoverata, su e giù per i vicoli della cittadina e sul lungomare, bevendo un bianchino dopo l’altro. Ogni bistrot e ogni piccolo bar lungo la sua tortuosa strada quotidiana sono dolorose stazioni di una Via Crucis alcoolica, anche se bianca e frizzantina.

Certo però il nostro commissario non può stare nell’ozio tanto a lungo, altrimenti potremmo ben tornare dal nostro libraio e chiedergli perché in questo libro giallo non ci sia un crimine da risolvere, e pretendere indietro i soldi per mancato procurato mistero. L’indagine arriva sotto forma di misterioso bigliettino, recapitato da misteriosa manina direttamente nel cappotto di Maigret e continua, anche se non in maniera ufficiale, tra le case della città balneare. Ma il sole non illumina la via più di quanto farebbe una lampada la notte, i segreti si nascondono dentro le persone, non fuori. Come al solito Maigret si trova a dover combattere contro un muro di omertà, vergogne, o semplice snobismo. C’è un famoso dottore che ha sicuramente molto altro da nascondere, oltre a una moglie bellissima. E ci sono i soliti intrecci contorti tra ricchezza e povertà, che sembrano piacere molto a Simenon.

L’autore questa volta non può tormentare il commissario con l’acqua, il vento, la nebbia, e allora lo fa camminare, all’infinito, avanti e indietro, tra una casa e l’altra, cercando di superare la velocità di pensiero del suo avversario con quella dei piedi. Il suo nemico è molto intelligente, ma anche lui, come Maigret, è solamente un uomo.

Sotto il sole caldo e tranquillo del mare, come sotto la pioggia battente di Parigi, il nostro Maigret è esattamente come lo vogliamo.

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21 commenti

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21 risposte a “Crimini balneari.

  1. Ok, i Maigret mi garbano in tutte le salse ma quelli nebbiosi e piovosi con la stufa super bollente e la birra e i tramezzini della Brasserie Dauphin sono i miei preferiti.

  2. Dai, però anche con i piedi che fumano a forza di camminare al sole, per di più stordito da tutti quei bianchini, non fa mica una brutta figura 😀 Ma quello scambio di battute con la libraia c’è stato veramente o te lo sei inventato?

  3. bella questa recensione

  4. Il mio problema con Maigret è che confondo le trame, non mi ricordo nulla del giallo, mi limito a rimembrare con affezione la pioggia, la nebbia e lo stile del commissario. E’ un po’ che mi sono ripromessa di non leggere più libri di cui mi dimenticherò inesorabilmente la trama (e così ho fatto fuori, tutto d’un colpo, thriller vari, Simenon e Camilleri), però, uff, ora a leggerti mi viene voglia di rituffarmi nella nebbia. Ok,qui c’è il sole, ma un altro Maigret nebbioso lo trovo di sicuro!

    • Guarda…credo succeda a tutti, io ne ho letti tre e due avevano situazioni molto simili. Ti capisco, ma non credo debba essere un fattore negativo: il giallo è un genere di per sè rassicurante, in cui un supereroe investigativo (con le dovute differenze) riporta l’ordine dopo il caos che il crimine ha portato nella società. Avere una trama e un ambientazione sempre variata ma alla fine riconducibile ad un unico modello fa parte dello stesso meccanismo. Alla fine quello che resta del giallo è l’atmosfera…non il delitto! Di camilleri si apprezza la lingua, di conan doyle la ricerca d’ambiente e i colpi di scena inverosimili. Simenon ci regala nebbia e puzza di cavoli. 🙂 dici che basta?

      • Diciamo che basta, ma a lungo andare io mi irrito. Con Camilleri faccio uguale (mentre Sir Arthur e Agathina mi rimangono più impressi, chissà perché) specialmente i primi tempi in cui ho scoperto Montalbano ne lessi molti a distanza di pochi mesi l’uno dall’altro ho fatto un pout pourri assurdo. Concordo però con la funzione rassicurante e consolante del giallo, io mi sento immediatamente “a casa” quando prendo in mano questi autori!

      • 🙂 beh Agatha è la migliore. Pensa che io a teatro ho recitato “Dieci piccoli indiani”, nell’adattamento fatto da lei stessa medesima…ho ancora i brividi!

  5. Aggiungo alla tua lista di Maigret sotto il sole “Il pazzo di Bergerac”. Ma lì il nostro commissario è gravemente ferito e quindi sempre in una situazione di disagio 😉
    Hai mai letto nulla di Fred Vargas?!

  6. rob

    Anch’io, come Alessandra, ho delle curiosità sul dialogo con la libraia: davvero tu le davi del lei ed ella rispondeva dandoti del tu? Hai ancora la barba lunga? Avevi una maglietta di Emergency con collo a “v”? Indossavi dei pantaloni dell’Ecuador, acquistati in una bottega del commercio equo e solidale?

    Qui da me, nelle rare volte in cui esco in giacca e cravatta, non ce n’è uno che non mi dia del voi. Se esco in maglietta e jeans, è già buono quando coniugano i verbi.

    CIAO… e grazie per la bella recensione!

    • 😀 dunque, l’incontro risale a qualche mese fa, quindi avevo ancora la barba, anche se non così lunga. Avevo, perché ho optato per degli splendidi favoriti. Eeeee sì, mi dava del tu, perché è abituata ad avere a che fare con i ragazzini che frequentano l’università, credo. Io di solito do sempre del lei, sono un bambino educato 🙂 Niente maglietta e niente pantaloni, non li posseggo, anche se credo siano veramente comodi…!
      Del “voi”? Accidenti! Sei sicuro di non vivere in una distorsione spazio-temporale dove si crede che il lei sia “residuo del servilismo italiano verso gli invasori stranieri ed espressione di snobismo borghese”?

      ciao, e grazie!

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