Cosa è e cosa non è.

Cioè…tu arrivi alla fine del coso…del libro, che si chiama Vizio di forma e vuoi trovare una cosa scritta su quello che vuol dire e quello che non vuol dire, e invece no…eh…trovi che Inherent vice e Vizio di Forma non sono la stessa cosa…proprio per niente. Cioè. Vizi sempre ma…cioè…non sono mica la stessa cosa e quando tu sei il traduttore e lo traduci no? Certo te ne stai attento che sennò c’è la musicalità che non va bene e si…si…magari un titolo che in italiano è Vizio intrinseco….con tutte quelle T e R e S e poco spazio per l’aria in mezzo…cioè….però è un problema, cacchio. Che vogliono dire due cose diverse….una è tutta fuori…mentre l’altro poi è un problema della cosa…cioè….del dentro della cosa. Essenza…essenza.

_Viziodiforma_1297120817Mi sono intrufolato alla lezione di MM, sono venuto a trovare una mia amica, con un orecchio ascolto la lezione su Parini e con un occhio guardo i caratteri sullo schermo. Non sto prendendo appunti. Scrivo la recensione di un libro. Dovrei aver scritto il titolo già abbastanza volte che avrete capito. È un libro strano, per chi lo legge e per chi lo ha scritto. Titolo più “commerciale” più “leggibile” “comprensibile” di Thomas Pynchon, autore postmoderno famoso per le intricate trame complottiste, lo stile denso e per essere apparso ben due volte in una puntata dei Simpson. Autore che dopo un paio di titoli culto non ha scritto niente per 25 anni per poi far uscire questo.

E che poi c’è la storia di Primo Levi!…eh!…che c’è il titolo uguale e poi nessuno se lo ricorda…e un po’ fai confusione…no? Se poi pensi a quella storia di Arpanet…che c’è in tutte e due…anche se non lo dicono mica…eh…che c’è in tutti e due…e se invece vogliono che lo scopriamo? Cioè. Magari è come un gruppo di persone che decide i titoli dei libri…e magari uno vuole mandarci un messaggio. Un messaggio che c’è un vizio di forma nel continuospaziocoso. No?

Quindi il mio primo contatto con un autore più volte definito da nobel, che è circondato da un morboso interesse per la sua persona e che sembra anche abbastanza bravo a fare quello che fa, lo ho avuto con quello che sembra il suo divertissment. Un libro in cui ci sono tutte le cose che gli piacciono: i complotti, la droga, Nixon. E in cui sembra proprio che si prenda in giro, o forse no. Quello che posso dirvi è che c’è questo personaggio, Doc Sportello, investigatore privato hippie con una scontata passione per la marijuana e l’erezione facile. Ci sono gli anni sessanta, che stanno finendo in un’esplosione di pantaloni a zampa, droghe e amore libero. E c’è questa città, Los Angeles, che è senza dubbio la città di Dite, un posto infernale dove Dante avrebbe ambientato l’Inferno, salvo poi pensarci su e ambientarci anche il Paradiso. A L.A. nel 1994 (dopo Cristo) c’è stata una rivolta urbana e sono morte un sacco di persone. A L.A. un bambino una volta è morto perché è stato morso 110 volte dal suo topo domestico di nome Homer nella baracca dove viveva coi genitori. Ci sono i tuguri costruiti negli alvei dei fiumi in secca e le ville delle star, le spiagge infinite dove surfare tutta la vita e un traffico mostruoso che ingloba le vite dei pendolari. Una città sempre a rischio di distruzione totale, che sembra un’accozzaglia di chimere e fate morgane, vista con gli occhi arrossati di un fattone.

Che poi…perché proprio Nixon sui verdoni?…non che ci siano problemi certo…nono…ma…se è stata l’FBI che senso ha?…non ne hanno già abbastanza per fare le loro cose sbirresche…cioè…cose così…lo sai no? …noi, crediamo…io credo…che forse quella delle banconote con su la faccia del Grande Capo era una buona idea…ma che si poteva fare meglio… …. …Quello lo finisci?

Alla fine l’ambientazione e la narrazione sono quelle classiche del noir: la voce fuori campo del narratore/investigatore che racconta, i flashback nelle biografie assurde dei personaggi in cui si imbatte, pupe fantastiche, crimini intricati, complotti e tradimenti. Solo che in questo caso ci troviamo di fronte al tipico caso di un ottimo scrittore che prende in mano un genere popolare e lo fa esplodere tra mille fuochi artificiali. I personaggi prendono vita lentamente sulla pagina, non appena ti accorgi che non è un libro come tutti gli altri, è un libro scritto da un Pynchon. La trama si perde di vista dopo pochi capitoli, perché a Doc va sempre tutto alla grande, in una megalopoli di millemilamilioni di abitanti ha lo straordinario talento di trovarsi sempre nel posto giusto al momento giusto e, in un epoca dove i cellulari e internet non esistevano ancora, riesce a farsi trovare da tutti i suoi amichetti. Attraverso un numero incredibile di spinelli, scopate e pestaggi Doc insegue una pista dopo l’altra, tutto porta verso la Golden Fang che prima è una barca, poi un’organizzazione segreta, poi forse una persona e poi ritorna per un po’ ad essere una barca. Non preoccupatevi se perderete il filo, a nessuno interessa risolvere il caso, quanto continuare a gironzolare e lasciarsi trasportare tra palazzinari in crisi di coscienza e hippie convinti di venire dalla scomparsa Lemuria, neonazisti e vigilantes, sbirri polizziotteschi con la passione per le banane split, avvocati di diritto marittimo, pupe stratosferiche dai nomi come Jade, Bambi o Shasta e tipe toste dai gusti sessuali particolari, dentisti completamente fuori di testa e band di surf rock composte principalmente da zombie. In men che non si dica sarete trasportati nel gorgo di un trip psichedelico e irresistibile, guidati (?) da Doc Sportello che in fondo è una brava persona e per fortuna non è l’unico. Grazie all’autore e la sua qualifica di tessitore supremo e maestro del depistaggio totale, la nebbia sale e si mescola allo smog della città degli angeli, e tutto è ancora più vago, incomprensibile. L’unica cosa certa è che ci sia qualcosa di strano, di non detto, un sospetto, che spiegherebbe tutto.

…cioè…alla fine…chi diavolo è stato? E perché cavolo questo tizio…cioè. E quello coi denti d’oro scusa? Dove….? hmn. Senti, mi è venuta fame, hai qualcosa nel frigo?

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7 commenti

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7 risposte a “Cosa è e cosa non è.

  1. Ho visto il film, devo ‘sto libro assolutamente.

  2. Mai letto Pynchon, forse neppure mi interessa (almeno per adesso), ma passare qui a leggerti è sempre piacevole e spesso divertente 🙂

  3. mi chiedo sempre se Pynchon valga la pena di essere aggiunto alla malefica PILA di libri…

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