Raccontami una storia.

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C’era una volta un re
seduto sul sofà
che disse alla sua serva
«raccontami una storia»
e la storia incominciò:

È mia incontrovertibile certezza che la migliore recensione possibile al libro di cui dovrei scrivere quest’oggi non potrebbe essere scritta meglio di così. Una semplice filastrocca, nessuno sa da dove arriva ma tutti la conoscono, dalla nonna che raccontava che l’ha sentita dalla nonna che raccontava che l’ha sentita dalla nonna che raccontava che…Ma non è così che si fa nel consorzio sociale degli scrittori di recensioni su internet e non è così che ha fatto l’autore del libro. Se avesse scritto che

C’era una volta un re
seduto sul sofà
che disse alla sua serva
«raccontami una storia»
e la storia incominciò:

per tutto il libro, magari nessuno l’avrebbe letto. Sarebbe stata un’opera quantomeno interessante ma non è stata mai scritta così. Infatti Italo Calvino ci ha messo tutto il suo impegno, la sua ironia e il suo talento di geniale scrittore per scrivere Se una notte d’inverno un viaggiatore.

Qualche tempo fa, dei miei amici mi chiesero di cosa parlasse. Io, che non trovo mai le cose giuste da dire al momento giusto, mi impiastricciai con le parole cercando di spiegare che era un libro fatto di incipit di altri libri, i quali però non andavano a finire da nessuna parte, perché succedeva qualcosa che interrompeva il racconto: spesso un nuovo incipit. I problemi aumentarono quando mi chiesero di spiegare cosa fosse un incipit. Per non parlare del Lettore, che prima è lettore e solo dopo diventa Lettore, con la maiuscola. Che noioso. Forse. Avrei potuto condensare tutta la mia descrizione dicendo che

C’era una volta un re
seduto sul sofà
che disse alla sua serva
«raccontami una storia»
e la storia incominciò:

E tutti avrebbero capito, almeno come funziona l’oggetto meccanico composto da Calvino. Per poi provare a dire che si tratta di meta-letteratura, un libro che parla di altri libri e di se stesso. Dire che il lettore prende la sua rivincita per gentile concessione dell’autore che, un poco annoiato dall’ignavia del suo pubblico, gli dona le chiavi del suo congegno ad orologeria, gli mostra come è fatto e chi lo ha fatto, per imparare a non cadere nelle trappole che altri potrebbero tendergli.

Se una notte d’inverno un viaggiatore è un manuale fatto di esperienze pratiche, abbastanza difficile da decodificare nei suoi angoli più oscuri perfino per il lettore avvertito, figuriamoci per chi – come me – è ben contento di farsi trascinare nella corrente narrativa, sedotto da libri, sensuali Lettrici e Uzzi Tutzi. Ogni nuovo incipit è una promessa ogni volta delusa, di un mondo da esplorare, ma è a sua volta una trappola e un riflesso della struttura generale, di altri libri e atmosfere, piccolo ingranaggio dell’orologio e allo stesso tempo fine opera d’arte cesellata nei minimi dettagli da ipnotici arabeschi. Il fallimento e la frustrazione alimentano il lettore, il Lettore e tutti i personaggi che vengono fatti agitare sulla scena come burattini su fondali sempre diversi: una nebbiosa stazione di notte, una prigione, una stazione meteorologica, la guerra, o semplicemente il nulla.

Attenzione, non è un gioco, non lasciatevi distrarre dall’ironia punzecchiante di Calvino che investe democraticamente tutti e tutto, dall’editore al professore, passando per lo studente ideologizzato. Un pessimismo leopardiano pervade l’opera: neppure la Scienza, neppure la Semiologia, o la Storia possono dare una soluzione definitiva alla realtà, che continuerà a sfuggire, riproporsi e ritornare sempre uguale e sempre diversa. All’infinito. Come un frattale, la figura geometrica che ripete se stessa in ogni sua parte. L’unico in grado di fermare questa vertiginosa discesa negli abissi della materia inconoscibile è lo scrittore, che decide di salvarci, chiudere il libro e farci tornare dall’altra parte, con Se una notte d’inverno un viaggiatore tra le mani. Per ricordarci che vale sempre la pena tentare e fallire, per fallire meglio la prossima volta.

Questo libro complesso e affascinante, trappola per svelare le trappole, è un opera inevitabile per chi tanto legge, a loro è rivolta e a loro parla. È facile da citare, spezzettare e sbranare perché ogni suo frammento porta con se l’afflato del creatore, ma da quel frammento riverbererà solo una sfaccettatura minima, che non permetterà alla luce di rifrangersi e brillare più forte. Leggetelo una volta, senza pensare, spegnete il cervello quando leggete ma poi conservate il libro accanto al letto per un po’. Oppure tornate alla biblioteca e prendetelo ancora, tutto sommato è agile e coinvolgente, rileggetelo, pensando a cosa vi è sfuggito la prima volta. Sarebbe agevole avere sotto mano un vero testo di critica, per farsi guidare da chi questa strada l’ha già percorsa. Ne uscirete edificati. Nella trama di riferimenti allusioni apostrofi al lettore definizioni parodie, imparerete lentamente che voi, di questa storia, siete il Re

seduto sul sofà
che disse alla sua serva
«raccontami una storia»
e la storia incominciò:

«C’era una volta un Re
seduto sul sofà
che disse alla sua serva
«raccontami una storia»
e la storia incominciò:

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«C’era una volta un Re
seduto sul sofà
che disse alla sua serva
«raccontami una storia»
e la storia incominciò:

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Schermata 2015-05-22 a 23.25.58
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14 commenti

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14 risposte a “Raccontami una storia.

  1. Bello il tuo modo di presentarlo, come sempre si distacca dalle solite recensioni 🙂 Mi fa piacere che ti sia piaciuto; per me è passato così tanto tempo che se volessi parlarne dovrei senza dubbio rileggerlo. E la voglia, con questa tua stimolante presentazione, me l’hai fatta proprio venire.

  2. Lo avevo preso come spunto per il nome del mio vecchio blog, tanto mi era piaciuto.
    Appena l’ho trovato in offerta su Amazon me lo sono accaparrata, perché all’epoca lo avevo preso in biblioteca, ma questo è un libro da consultazione.
    Mi sono piaciute molto le tue considerazioni, sempre così originali… La parte finale con il carattere che si riduce però mi ha ricordato le visite dall’oculista che fallivo sempre miseramente 🙂

  3. lanoisette

    hai capito tutto.

  4. Bellissimo sunto, del libro e del meccanismo che suscita. (E Milanini è, effettivamente, bravo assai!).

  5. bellissima recensione. per me è uno dei Libri L-maiuscola del secolo scorso.

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