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Terre senza Luce.

lo-stagno-di-fuocoCi sono libri che, una volta venuti alla luce, si depositano silenziosi sugli scaffali delle biblioteche o sulle mensole di qualche possessore di libri particolarmente stramboide. Al buio. Una breve esistenza negli scaffali delle novità e poi basta, nessuna ristampa, nessun seguito. Il nulla. Un fallimento editoriale. Dobbiamo dispiacerci forse per il loro destino d’oblio? E rimproverare la casa editrice o l’addetto al marketing di aver permesso al libro di scomparire? Era un libro brutto? È possibile invece che per qualche misterioso motivo i libri accecati dalla luce troppo sfolgorante della ribalta decidano motu proprio di ritirarsi dalla vista. Piano piano, anno dopo anno, secolo dopo secolo, questi libri non si trovano più sulle liste, le loro pagine web diventano obsolete, scivolano piano piano grazie alle mani di un’inconsapevole commesso dallo scaffale delle novità a quello di un genere che non è il loro, al magazzino, al macero. È timidezza? O speranza di una gloria più grande in futuro? Forse attendono con trepidazione che un archeologo librario entri nel loro antro polveroso e li renda grandi, più grandi di quanto avessero sperato.

Immaginate che finalmente il Giudizio Universale sia giunto. Ovviamente nessuno se lo aspettava, perché la Sua Mente è imperscrutabile e solo i pazzi o i truffatori conoscono la data precisa. Gran casino su tutta la Terra. E poi tutto finisce. I puri ascendono e si uniscono alla Sua Luce. I dannati si ricongiungono coi loro corpi per tornare al dolore eterno. Ma qualcuno sulla Terra è rimasto. La bilancia per loro è rimasta perfettamente orizzontale. Dio però non c’è più e i legami che tenevano il mondo si sono scossi, fin sotto la superficie. Per trovare la salvezza, per folle spirito d’avventura, per stupidità, una piccola e improbabile squadra di uomini, angeli e dannati decide di scendere là dove nessuno osava andare dai tempi di Dante. L’inferno, lo Stagno di Fuoco. Laggiù le cose però non sono come nella Commedia e in ogni caso non dureranno ancora a lungo: grandi eventi scuotono le profondità delle Terre senza Luce.

Guidati dalla più inaffidabile delle guide (Giuda Iscariota), la nostra compagnia affronterà l’oscurità, la paura, i propri peccati e le proprie colpe, dannati e demoni, spiriti e angeli, creature così antiche da non avere un nome.

Lo Stagno di Fuoco (Sperling e Kupfler, pp.771, euro 18) potrà sembrarvi un banale romanzo d’avventura, con appena l’originalità o l’arroganza di raccontare ciò che solo Dante o Milton avevano raccontato, l’Inferno. Ma non è così. Questo libro è probabilmente uno dei migliori romanzi d’avventura scritto in lingua italiana. Oltre a tenervi attaccati dalla prima alla settecentosettantunesima pagina, questo libro vi stupirà con una serie di citazioni improbabili, personaggi ancora più improbabili pescati dalle letture più strane, dalla Bibbia, dalle leggende medievali, da Dio solo sa quale sogno allucinato, da un romanzo di Dumas, dalla storia finanziaria americana. La cosa migliore di questo libro è che vi stupirà. Continuamente, ad ogni pagina. Daniele Nadir ruba o meglio saccheggia a mani basse libri, autori, canzoni, persone vere con l’entusiasmo del discepolo. Il protagonista ad esempio: Joe Gould, professore di letteratura e barbone che parla frequentemente il gabbianese. È una persona realmente esistita, nonché il protagonista di un’altro libro: Il segreto di Joe Gould, di Joe Mitchell. Tra i dannati potrete riconoscere Dario Fo che si sbraccia mentre sbava parlando il Grammelot. A Kafka è stato rubato il cruccio del padre di famiglia, a Dumas la storia della Solàr. Lo stagno di fuoco è un intreccio di storie inventate e reali, di miti, citazioni storiche e omaggi più o meno celati ma tutti scelti da un ragazzino entusiasta, non da un copione. Una volta finito il libro, se vi metterete a cercare i nomi su Wikipedia, li troverete tutti. Tranne quello dell’autore.

Daniele Nadir racconta una storia e mille storie, mentre il lento cammino delle pagine ci porta sempre più vicini allo Zoso, il centro dell’Inferno, dove il ghiaccio si sta incrinando. Magistralmente accompagnato dalle tavole di Mattia Ottolini, illustratore dal tratto rinascimentale e  fumettaro, tra Michelangelo e Bosch. Scoprirete come si gioca a Senet, come si costruisce un Odradek (ma soprattutto che cos’è, se non avete letto Kafka), personaggi con una vitalità e una profondità indegni di un libro d’avventura. Joe, Giuda, Sara, Michele, Rasiele, i sottili, Satana, il Messia. Un mondo mai raccontato, mostruoso e meraviglioso, dove la crudeltà tocca dimensioni superiori ai sei miliardi. Dove tutto può succedere perché stiamo leggendo una storia raccontata e perché lo Stagno è fatto dai racconti degli uomini. Non c’è spazio per tutto quello che contiene questo libro. Per tutto quello che mi ha regalato la prima volta che lo lessi, al liceo. E’ un libro sul piacere di raccontare, scritto da uno a cui raccontare piace da matti.

Forse non è ancora giunto il tempo di nascondersi, per questo libro. Dovrebbe essere letto ancora, perché se lo merita e se lo merita chi l’ha pensato e scritto. E’ tempo di tornare alla Luce.

Per commenti ed eventuali minacce di morte la mia e-mail è: danielenadir@yahoo.it, e al di là di qualsiasi cosa si possa dire, per me, alla fine, Lo Stagno di Fuoco non è che un romanzo d’amore e d’avventura. Mi auguro che ti sia divertito, ti sia divertita.

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