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Il libro misterioso.

giustoTredici!” esclamò un libro, un poderoso tomo sulla cura delle viti con i cinque elementi alchemici. “Oh, no no no….ah!” Una papalina si materializzò al di sopra del ciclopico volume. A parlare non era stato il libro. Era stato il dotto libraio di materie esoteriche e cabalistiche che, scavando tra immense e barcollanti pile di libri, cercava l’unico a suscitare il mio interesse. “Ecco a lei, il quattordicesimo.” Una mano ossuta mi porse, avvolto in una morbida copertina di velluto rosso, il piccolo testo, scritto in un’epoca misteriosa da un saggio zoroastriano e tramandato segretamente attraverso i secoli da una setta massonica. Uno strato di polvere altrettanto antico lo ricopriva ma fu rapidamente rimosso dal ricurvo ometto, che sfregatolo con forza sul suo scialle, riempì l’aria di miliardi di minutissime particelle di polvere, provenienti da chissà quali deserti orientali, ceneri di GranMaestri dell’Ordine e forfora. Tossendo in modo imbarazzante pagai e solo dopo aver nascosto il libro sotto il cappotto, uscii all’aria aperta.

Mi sarebbe piaciuto molto che le cose fossero andate proprio così. In realtà la libreria e il libraio erano molto più prosaici, sudaticci e muniti di cane. Anche il libro era particolarmente sobrio: copertina grigia, titolo piccolo sottile invisibile, parte di una collana in allegato a Repubblica. La tristezza resa materia. Il contenuto, invece, quello sì che meritava. Era infatti una raccolta di racconti di E.T.A. Hoffmann. Storie assurde, manieriste, grottesche e inquietanti, di ogni genere, melodrammatiche o di una comicità inaspettata, tutte unite dall’ingresso a gamba tesa del soprannaturale e del magico nella vita di tutti i giorni. In quella dei protagonisti dei racconti certo, ma anche nella nostra. Cosa può capitare infatti di strano a un giovane studente mentre cammina tranquillo lungo Unter der Linden, il piacevole viale alberato di Berlino? Qualsiasi cosa.

Può capitare che una vecchina che trasporta un cesto di frutta in realtà sia una strega malvagia; che una casa abbandonata nel centro della città, sotto gli sguardi di tutti, nasconda un tremendo segreto; che una bellissima donna, intravista dalle finestre di un palazzo, riporti alla luce terribili presenze da un passato dimenticato. I giovani protagonisti delle storie, molto spesso emanazioni dell’autore, se non lo stesso, sono presi per pazzi, allucinati, sovraeccitati dall’alcool, malati di mente. Ma le loro storie sono vere, così ci dice l’autore. Situazioni e stile che ritornano, l’amante lontano si strugge per l’assenza dell’amata e uno stile a volte pesante e ripetitivo. Eppure gli apparenti brani di vita quotidiana sono continuamente interrotti dall’inquietante presenza del mistero, di un intervento soprannaturale che si annida nel quotidiano, si apposta tra le felci dell’abitudine, aspettando il momento giusto. Magnetizzatori, alchimisti, scienziati e orologiai che vendono l’anima al diavolo per raggiungere i loro scopi, bambole meccaniche e donne demoniache, follia. Freud analizzò il racconto L’uomo di sabbia, cercando un trauma infantile nel rapporto col padre ma quale bambino non si spaventa, se gli dicono che arriva l’uomo nero? Come bambini le varie emanazioni di Hoffmann guardano il mondo e scorgono in ogni piega della realtà, in ogni zona d’ombra, un mondo fantastico. Dietro la porta, nascosto alla nostra vista, deve per forza esserci un mostro. Nelle Miniere di Falun sono addirittura le pietre, le rocce sterili a trasformarsi in un giardino di gemme folgoranti. Anche nelle storie meno allucinate c’è qualcosa di perturbante: un assassino misterioso che terrorizza Parigi ne La signorina Scuderi o una schiera di grotteschi gnomi della terra ne La sposa del re. La normalità non è esclusa, ma trasfigurata.

“Gli scritti di Hoffmann sono opere malate di un malato.” – Goethe

“I racconti di Hoffmann sono roba da medici più che da critici letterari, recano visioni da mangiatore d’oppio in cui compaiono solo deformità e stravaganze, inventate da un alcoolizzato tabagista del quale bisogna avere compassione.” – Sir W. Scott

Fortunatamente, Scott e Goethe furono ignorati e anzi le loro stroncature fecero da volano alla traduzione di tutta l’opera in inglese. Hoffmann fu letto e riletto in Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti e Russia, concimando le fertili menti di altri scrittori del fantastico, Baudelaire, Poe, Gogol’ e Buzzati. Tutti, se ci pensiamo, uniti e collegati da un sottilissimo nastro, invisibile al primo sguardo. Ho trovato questo libro quasi per caso, non posso neanche dire quanto costa perché un prezzo non cel’ha! Però, sotto la sovracopertina grigia e triste, c’è una rilegatura rosso porpora, che sussurra parole misteriose, in una lingua incomprensibile, che ti chiama col tuo nome.

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