Welcome to Zamonia.

Da quando esiste un’istruzione obbligatoria esiste un nuovo, enorme pubblico di lettori. Invece che lavorare nei campi come i loro padri e i padri dei loro padri, bambini e ragazzini del mondo civilizzato sono stati costretti a sedere dietro ai banchi. Ma siccome andare alla scuola pubblica nell’ottocento non era proprio come frequentare Harvard, i giovani pupilli certo non imparavano a memoria i versi dell’Eneide. Era già un ottimo risultato se riuscivano a leggere e scrivere nella propria, di lingua. Per non lasciare che queste giovani e malleabili menti fossero traviate da sozzerie immorali (ispirate certamente dall’Anticristo) bisognava che anche loro leggessero qualcosa di buono e giusto. Alcuni scrittori cominciarono a scrivere per loro, ragazzi ricchi, come quelli poveri, accomunati dal fatto di essere bambini e di saper leggere. Stevenson, come Collodi o DeAmicis, si misero d’impegno per insegnare fin da subito ai bambini come va il mondo, tra pirati, carabinieri e piemontesi. Con il tempo le cose sono un po’ cambiate, ma i libri hanno continuato ad essere scritti, e ad essere letti.

In questi anni postmodernisti si rivaluta un po’ tutto: proliferano i saggi che si occupano di fumetti, romanzi gialli, romanzi pornografici, romanzi western (la cui esistenza è un mistero da svelare, come si fa a mettere sulla carta la faccia da schiaffi di Eastwood, le musiche di Morricone e le eterne inquadrature di Leone, non è chiaro).Visto tutto ciò, perché non scrivere anche di letteratura per ragazzi?

Dalla Germania arriva Walter Moers, autore di “Le tredici vite e mezzo del Capitano Orso Blu” (Salani, pp. 701, euro 15,30). Pubblicato da una delle migliori case editrici per ragazzi italiane (tanto per fare tre nomi qualunque: Rowling Pullman Pratchett) questo libro è degno di essere ricordato. Cominciamo dalla copertina. Moers nasce come disegnatore e fumettista e la copertina, come tutte le altre illustrazioni del libro, l’ha fatta lui. Da una cortina di liane blu, spunta la testolina terrorizzata di una cosa che solo grazie al titolo, possiamo chiamare orso. Oltrepassando questo sipario misterioso, si spalancano sotto i nostri occhi le terre dell’avventura: come nel migliore High Fantasy, la prima cosa che si vede è una cartina. Solo non ci sono nomi altisonanti, e disegni eleganti, assomiglia di più alle prime carte geografiche, in cui la metà dei nomi sono inventati e il mare è pieno di mostri mostruosi. Ecco Zamonia, dove si svolge la nostra storia.

Moers inventa un mondo intero, come fece a suo tempo Tolkien, solo un po’ meno serio. Dalla mente dell’autore, prima ancora che le vicende del protagonista, sbucano senza freno animali fantastici, luoghi esotici, paurosi e strampalati allo stesso tempo, una Storia, mille altre storie. Sfido chiunque a cercare le fonti d’ispirazione, se non nella mente dell’autore. Un universo brulicante di forme di vita straordinarie, pericolose e pazzesche. Da questo continente immaginario solo gli uomini sono banditi, così noiosi.

Attraverso questo labirintico intreccio seguiamo attentamente le avventure di un piccolo orso colorato, fin dalla nascita rischia di morire inghiottito da un enorme Maelstrom. Con lui esploriamo luoghi sempre più grandi, e sempre più mortali: una mininave, un isola carnivora, un continente. Un Bildungsroman della migliore tradizione teutonica, catapultato nel mondo più disordinatamente fantasioso che si possa immaginare. Le avventure si intrecciano l’una nell’altra, valicando i confini dell’assurdo: Gaglioffi delle Spelonche strani goblin bitorzoluti con la passione per l’inganno, Altantis monumentale metropoli multietnica nonché capitale di Zamonia, avventure interdimensionali. Ma anche la scuola, canne, Pippioni veneratori del fungo Pìppio, Stregaragni Cappelluti, un Babbione senza testa e una testa di Babbione  (davvero molto grande), sabbia che pensa, navi gigantesche e orrorifiche. Quasi un quadro di Bosh.

Un libro vorticoso, pieno di suggestioni fantastiche. BARUM! e di stravaganze tipografiche… Nonostante sia pieno zeppo di cose, posti, animali, la fantasia è ancora libera di vagare e di colmare gli spazi vuoti rimasti. Pagine di divertimento sbrindellato, paragrafi di terrore assoluto, trasformazioni improvvise, colpi di scena. L’interferenza continua delle citazioni dal “Dizionario enciclopedico dei portenti, degli organismi e dei fenomeni bisognosi di spiegazione di Zamonia e dintorni, del prof. dott. Abdul Noctambulotti”. Zamonia è così grande da contenere una propria letteratura, dei colori sconosciuti all’occhio umano, un’enciclopedia che descrive scientificamente gli esseri più assurdi. Moers sfoga la sua inventiva in questo bestiario medioevale, dove conta di più il divertimento e il sogno della verità.

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5 commenti

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5 risposte a “Welcome to Zamonia.

  1. Adoro quel libro. Lo adoro proprio. E direi che divertimento sbrindellato è la definizione perfetta.

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