Servo dei servi di Dio.

Questo marzo, pochi mesi fa, è stato eletto al soglio pontificio un nuovo papa che, tra le altre cose, è anche: Vescovo di Roma, Vicario di Gesù Cristo, Successore del principe degli apostoli, Sommo pontefice della Chiesa universale, Primate d’Italia, Arcivescovo e metropolita della Provincia Romana, Sovrano dello Stato della Città del Vaticano, Servo dei servi di Dio, Patriarca della Chiesa latina, Capo del Collegio dei Vescovi. A noi, in amicizia, piace chiamarlo France’. Essì, perché lo abbiamo capito tutti appena si è affacciato dal balconcino, che era un tipo diverso. E se non lo avessimo capito subito ci avrebbero pensato le successive notizie dal Vaticano: il papa dice «buongiorno» e «buonasera» come se non ci fosse un domani, va in bicicletta a piedi in metro sul tram a cavalli, legge il giornale tutti i giorni e la Gazzetta al lunedì, beve il cappuccino alla mattina (e ogni volta tutti i francescani presenti se ne vanno alla svelta, perché sono stufi di sentire sempre la solita battuta) si respira ovunque un’aria di volemose bbene (insomma). Papa Francesco piace e in fin dei conti mi piace un po’. Ma con un bel staremo a vedere grosso come piazza San Pietro, perché di cose da fare ce ne sono e un uomo solo, seppur Vicario di Gesù Cristo, è pur sempre un uomo.

Con prontezza di riflessi felina la Biblioteca Editori Associati di Tascabili pubblica in tutta fretta (aprile) un bel libro che subito riempie le librerie di tutta Italia, Autogrill compresi, con la speranza di riempire un po’ le casse della società. Il fatto notevole è che non cerca di farlo con le interviste alla zia anziana, all’ex edicolante di Sua Santità o a Paolo Brosio ma con un libro che merita di essere letto, che ci sia o meno un conclave in ballo.

Il libro è Adriano VII  (Beat, pp. 377, euro 14,90) di Baron Corvo, alias Frederick Rolfe, strano personaggio decadente dal raffinato estetismo e dall’abile penna, morto in miseria a Venezia nel 1913. Inglese, e quindi anglicano di nascita, decise di convertirsi al cattolicesimo per diventare sacerdote. In seguito a misteriose accuse venne espulso dal seminario, cominciando così una vita avventurosa piena di intrighi, scandali, sfarzo e miseria: fu pittore, giornalista, romanziere, fotografo, insegnante, frate solitario e principe rinascimentale. Ma perché ci soffermiamo così tanto sulla sua biografia? Perché George Arthur Rose, il protagonista di Adriano VII, altri non è se non Rolfe stesso. Un inglese cattolico che ha interrotto la carriera ecclesiastica per egualmente oscure ragioni e che, meditando nell’ombra, immagina il giorno della rivalsa. I sogni di grandezza di Rose-Rolfe non si fermano di fronte a nulla e sulla carta il sogno di una vita può diventa facilmente realtà. Ecco che al piccolo prete mancato non basta più ricevere le scuse ufficiali degli alti prelati, non basta essere accolto nuovamente in seno alla Chiesa, la sua fantasia arriva ben oltre: la Provvidenza lo sceglie come successore di Pietro. Un uomo solitario e povero da un giorno all’altro è il nuovo pontefice. Gorge sembra aver meditato a lungo questo momento e comincia a stravolgere dall’interno la struttura stessa della Chiesa Cattolica. Come? Semplicemente comportandosi da buon cristiano. Rinuncia a un abbigliamento ricco, rinuncia ai lussuosi appartamenti vaticani, riapre la finestra che dà su Piazza San Pietro, rinuncia al potere temporale, fa volentieri a meno di tutti i servitori del suo seguito, comincia a girare a piedi per Roma, beve latte e accarezza il suo gatto Flavio, quando non è occupato a scrivere accorate encicliche ai fedeli di tutto il mondo, senza preoccuparsi di chi trama contro di lui. Sembrerebbe che tutto precipiti in una noiosa e sdolcinata agiografia. Ma non è così.

Sì, papa Adriano VII è un papa decisamente particolare e ha delle idee di geopolitica tra il preveggente e il folle. Risolve i conflitti tra cristiani, santifica Giovanna d’Arco e la regina Vittoria, sculaccia le eminenze della curia romana. L’Europa intera è in subbuglio, Russia e Francia sono cadute in mano al caos anarchico socialista e la guerra sembra che debba inevitabilmente estendersi a tutto il continente. Il nuovo papa però non è socialista, anzi. In un epoca di rivoluzioni sociali la sua soluzione sono gli imperi. La grazia divina ha reso migliori alcune persone e a loro spetta il compito di regnare su tutti gli altri. Per prima la razza inglese, poi l’Impero tedesco di Guglielmo II e infine un neonato Impero del Sud, guidato dalla luminosa guida di sua maestà Vittorio Emanuele III (Cosa? Proprio quel Vittorio Emanuele? Tra tanti Re d’Italia proprio il più insignificante? Mah).

Il pensiero di Frederick Rolfe permea ogni pagina di questo libro, Adriano VII è anarchico e conservatore, amorevole ma inflessibile nelle decisioni, nazionalista al limite del razzismo, esteta raffinato al limite (o forse ben oltre) dell’omosessualità. Il papa fa tutto per Amore, perché l’Amore è bellissimo. Questo libro è un eccezionale agglomerato di contraddizioni, il sogno di gloria di un dandy che spiega come il “mestiere” di papa dovrebbe essere. Che vi farà pensare a cosa papa Francesco fa, non fa, potrebbe fare, farà, non vuole fare. Guidato dalla Provvidenza, s’intende.

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10 commenti

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10 risposte a “Servo dei servi di Dio.

  1. rob

    Spero tanto il Papa non usi i biglietti da visita. Occhèi, risparmi sul cognome, ma se poi ci devi ficcare dentro: “Vescovo di Roma, Vicario di Gesù Cristo, Successore del principe degli apostoli, Sommo pontefice della Chiesa universale, Primate d’Italia, Arcivescovo e metropolita della Provincia Romana, Sovrano dello Stato della Città del Vaticano, Servo dei servi di Dio, Patriarca della Chiesa latina, Capo del Collegio dei Vescovi” vien fuori un manifesto settanta-per-centodieci.

    Vuoi dire che Francè El Primero ha leggiucchiato il libro di Rolfe? Spiegherebbe molte cose.

    Ora la domanda più importante: hai già fatto l’autoscatto social col Papa? No? Puah. Non sei cool.

    Grazie per quest’ennesima bellissima recensione. Ho prenotato subito il libro tramite interprestito dalla biblioteca di Venegono Superiore, sede – fra l’altro – di un seminario. Nulla è per caso.

    CIAO!

    • Molto bello tra l’altro! Non so se l’attuale papa lo ha letto…credo che basti leggere il Vangelo per certe cose…;) Grazie come sempre, Rob!

      • rob

        Il Vangelo, già.
        Senti – vero? – quello che dicono i denigratori del papa? Dicono che parla come un parroco di campagna. E il paragone vuole essere inteso come derisorio. Chissà, invece, che i parroci di campagna abbiano avuto meno distrazioni e abbiano consumato maggiormente le pagine del Vangelo.

        Chiunque abbia frequentato una parrocchia ha già sentito le parole di questo Papa. Insomma, come dire, il Vaticano sta cercando di rincorrere e riprendersi i suoi fedeli. E pare che il cattolico mantenga la sua fede NONOSTANTE la Santa (insomma: http://bit.ly/1aHQ1Yd ) Sede.

        Buon lavoro, Francè!

        CIAO!

      • Dipende dal parroco…:) io sinceramente in mezzo a tutti i “buongiorno” ho apprezzato una cosa detta e passata quasi in secondo piano…suonava più o meno così: “I cattolici…come tutti gli altri, non posseggono la verità. Solo Dio la possiede. Per questo dobbiamo continuare a domandare.” Mi è piaciuta più di tutte le altre cose.

  2. Come spesso capita conosco già il titolo e la trama dei libri che recensisci… Sono un privilegiato? Chi lo sa… Ho anche avuto per le mani la copia che stavi leggendo, ma non avevo ben capito di cosa parlasse, sarà stato il periodo vacanziero o la birra ingerita… Capisco meglio ora cosa volevi dirmi quando me ne hai parlato =)
    C’è qualcosa che suona famigliare insomma nelle pagine del libro e in quello che sentiamo accadere intorno a noi, invece di prolungarmi in una riflessione circa la bellezza di questo fatto (cioè che ci sono cose che anche se le leggiamo a distanza di 100 o 2000 anni ci parlano ancora di noi, del nostro mondo e degli uomini) mi permetto di consigliare una lettura! Non saprei se definirla dello stesso tipo, però è stata scritta da un “inglese presbitero anglicano”, figlio nientepopodimeno dell’arcivescovo di Canterbury (massima autorità della chiesa anglicana) convertitosi nel 1904 al cattolicesimo e che scrisse nel 1907 “Il padrone del mondo”, il suo nome era Robert Benson (http://it.wikipedia.org/wiki/Robert_Hugh_Benson). Questo libro mi è stato consigliato da un’amica conosciuta in un ritiro-studio a Camaldoli… ma questa è un’altra storia! Sta di fatto che questo libro mi ha impressionato e inquietato più di tanti altri, inoltre l’ho letto poco prima della rinuncia alla carica di pontefice di Sua Santità Benedetto XVI… il che mi ha messo un po’ di apprensione… ma lo potrete capire solo leggendo il libro, e ovviamente solo se ne apparirà una ottima recensione su questo blog! =D

    • Grazie E per il commento e per il consiglio…mi documenterò…intanto alcuni dei tuoi timori potrebbero essere mitigati da questa frase di wikipedia: “Nella prima edizione italiana del romanzo, del 1920, il traduttore Corrado Raspini, curiosamente, non rende “Pope John XXIV” in “Papa Giovanni XXIV” ma “Papa Benedetto XVI”. Ciò può essere spiegato, forse, col fatto che il papa regnante allora era Benedetto XV e Giovanni XXIII era di ben cinque secoli prima.” Comunque mi piace questo sottobosco vittoriano che stiamo scoprendo…merita una bella esplorazione.

  3. rob

    [FUORI TEMA] Per comodità, copio e incollo qui un mio cinguettio di qualche giorno fa: “Sto leggendo I #BARBARI di #Baricco, mi piace un sacco.In alcuni passaggi,però,la punteggiatura è… barbara a dir poco. Perché? Aiuto!”

    Chiedo aiuto proprio qua a Muninn e ai suoi lettori.

    Sia chiaro: il senso del pudore e del limite mi impone di non pormi sullo stesso piano di Baricco. Io, il penultimo dei pirla; lui, lo scrittore mondialmente conosciuto. Certamente sto sbagliando io, ma mi si dica dove. Come è possibile, per esempio, inserire ben tre “due punti” nello stesso periodo? Questo è solo uno dei tanti casi che mi sono saltati all’occhio. E mi hanno fatto piacere come schegge di vetro conficcate nella pupilla.
    Sì, io riconosco e apprezzo le scelte stilistiche, che portano ad abbandonare un’impostazione grammaticale puramente scolastica; ecco, io qua faccio fatica a riconoscere lo stile.

    [IN TEMA] Sono a pag. 51 di Adriano VII. http://bit.ly/1bHDSlB
    George Rose non è ancora diventato Papa, ma sta cedendo. Ah, la punteggiatura qui è meravigliosa. Sono proprio un dannato lettore d’altri tempi.

    CIAO!

    • Non troppo fuori tema! Direi che una prosa impeccabile ai limiti della musicalità sia quello che dobbiamo aspettarci da un’esteta come il fu Baron Corvo. Nella mia abissale ignoranza invece, non avendo mai letto nulla di Baricco, non posso giudicare se le sue siano semplicemente prese di posizione artistiche o sviste editoriali. C’è da dire una cosa sulla grammatica: checché ne dica Bembo, pure lei cambia e cambia, la mia insegnante del liceo diceva che i due punti potevano essere messi solo davanti a un discordo diretto con le virgolette oppure devono essere seguiti da “infatti”. Ma è l’uso, che col passare del tempo la fa da padrone…chessò, magari nel futuro, quando Baricco sarà studiato al liceo, i tre due punti verranno insegnati come regola fissa…chi ha ragione? Misteri della letteratura. In ogni caso dichiaro aperto il dibattito su Muninn! Appena capisco come fare…

  4. Raul Bucciarelli

    L’ha ribloggato su daisuzoku.

  5. Pingback: Preparativi. | Muninn

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