Kurt V.

mattatoioFacciamo un po’ di ragionamenti qualunquisti e decisamente snob. Gugolando il nome Kurt le prime quattro scelte del motore di ricerca sono: Kurt Cobain, Kurt Angle, Kurt Russel, Kurt Geiger. A parte la più che meritata seconda posizione del grandissimo campione di wrestling della dabliudabliui, c’è da chiedersi cosa ci facciano lì gli altri trascurabili personaggi. Per un momento, la speranza che Kurt Geiger fosse l’inventore del contatore Geiger può passare per la mente; si scopre poi che invece è una famosissima (?) marca di scarpe che finalmente apre anche a  Milano. Seguono: una serie di psicologi tedeschi, un attore  di Glee, cantanti capelloni, cantanti un po’ più eleganti. La situazione per noi migliora quando si digita “Kurt V” e il motore di ricerca ci mostra finalmente l’autore del libro di cui si occupa la recensione odierna. Kurt Vonnegut Jr.

In questo blog di recensioni si tende sempre a parlare del libro più che dello scrittore, per vari motivi, tra cui l’ignoranza dell’autore degli articoli che leggete. E’ infatti molto più semplice circoscrivere il discorso alle pagine di un breve romanzo, che a quelle di una vita intera. L’eccezione è questa, semplicemente perché scriviamo di un libro che è anche autobiografia: era impossibile fare altrimenti. Non perché abbia fatto chissà che cosa nella sua vita, non ha vinto nessun trofeo di wrestling, non ha scritto neanche una canzone grunge. Si è limitato a sopravvivere nascosto sottoterra.

Come la gran parte dei coloni del Midwest americano, il nonno di Kurt arrivò nell’Indiana dall’Europa, da una Germania che non esisteva ancora. Dopo tre generazioni il nipote tornò come soldato in una Germania che di lì a qualche anno avrebbe smesso di esistere per un po’. Ci tornò come volontario di fanteria dell’esercito americano. Venne catturato dai tedeschi in quel gran casino che fu la battaglia delle Ardenne, e passò gli ultimi anni di guerra prigioniero a Dresda. Finché un bombardamento devastante, definito in gergo militare “tempesta di fuoco” non la rase al suolo. Per un caso il signor Kurt sopravvisse, tornò in America e cominciò a scrivere romanzi di fantascienza.

Per tutta la prima parte l’autore spiega perché ha dovuto scrivere questo libro, quanto ha aspettato, quello che ha fatto nel frattempo. E poi comincia, un po’ a caso in effetti. Si giustifica affermando che è scritto nello stile telegrafico in uso su Trafalmadore, che è un pianeta distante anni luce. Si giustifica affermando che a raccontarlo è Billy Pilgrim, uno spilungone un po’ svampito, una specie di Forrest Gump ancora più fuori di testa. Il fatto è che il protagonista del libro, questo Billy, viaggia nel tempo e nello spazio. Non riesce a controllare questa capacità, per cui da un momento all’altro può ritrovarsi su un treno merci stipato di prigionieri americani scorreggioni, su di un disco volante diretto su Trafalmadore, nel suo letto di nozze o sotto la sua coperta termica, vecchio e incontinente.

Vonnegut gestisce la trama con semplicità inaspettata, combinando un genere fantascientifico ormai maturo con una testimonianza storica ironica, grottesca, ma profondamente vera. Quello che ottiene è un romanzo ricchissimo, in cui possiamo trovare una parziale biografia, un racconto divertente, un romanzo di fantascienza, autoriflessioni sul proprio lavoro di scrittore, alieni, personaggi di fantasia, personaggi realmente esistiti e realmente morti per aver preso una vecchia teiera tra le macerie di Dresda. La realtà e la fantasia si mescolano, si annullano e completano viceversa.

Forse il bombardamento della “Firenze dell’Elba” non è stato più disastroso della bomba di Hiroshima e non ha fatto più morti della distruzione totale di Coventry, non attribuisce certo agli Alleati un crimine di guerra e non può (forse) mettere in dubbio il fatto che si fa sempre quello che è necessario fare. Ma è stato comunque una brutta cosa. Kurt Vonnegut ha cercato di raccontarlo con la speranza che non accada mai più, ha cercato di raccontarlo a tutti, quasi scherzando.

In questa recensione purtroppo si parla molto poco dell’opera, che pure è molto bella. Leggetela e viaggerete nel tempo e nello spazio. Una facoltà che dovrebbe conferire qualsiasi buon libro.

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6 commenti

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6 risposte a “Kurt V.

  1. Che bella recensione. Che non è una recensione. Meglio ancora!
    Kurt V. (che non è quello di Glee, giusto? ;)) è sulla mia liste letture da un po’. Mi sa che dovrei fargli scalare qualche posizione per avvicinarlo alla vetta!

  2. Hola! Hai fatto molto bene a passare da me: con ogni probabilità avrei fatto fatica a scoprire te e le tue belle recensioni 😉

  3. Rob

    Bell’articolo, mi fai sempre scoprire romanzi e autori che senza questo blog continuerei ad ignorare. Hai una grande responsabilità eh! 😛

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