A caccia di verità.

HEY, Ernest Hemingway? FUCK YOU! I have not read this book, but I have read about it, so this is not a review of the book itself. Its more of a review on Hemingway, the person, the fucking dick head that he is. If there is one thing that makes me a raging bitch, it is trophy hunters, and people disrespecting and shitting all over African wildlife. I read the back of this book in a bookstore at Kilimanjaro Airport, Tanzania. […] continua a leggere

Questa è la prima recensione proposta da Goodreads per Verdi colline d’Africa (Mondadori, pp. 256, euro 9). Non prenderò in considerazione molti argomenti che la lettura di queste righe mi ha suscitato la prima volta. Non scriverò di quanto sia fuori luogo e arrogante giudicare un libro di narrativa per quanto sia moralmente corretto. Non scriverò inoltre di quanto sia sbagliato giudicare lo stesso libro senza neppure averlo aperto. Non scriverò infine di quanto sia quanto meno poco elegante scrivere una recensione su Hemingway, the person basando il proprio percorso deduttivo su .gif animate che dicono FUCK YOU. Anche i lettori più appassionati riconoscerebbero senza troppi scrupoli che il defunto Ernest fosse una fucking dick head. Anche lui stesso lo ammetterebbe, credo. Con un supremo sforzo di empatia umana cercherò invece di comprendere cosa ha turbato tanto Idunsess, l’autrice di quel commento.

Tra i vari YOU SON OF A BITCH (anche su questo Ernest sarebbe decisamente d’accordo) si percepisce come la principale preoccupazione di Idunsess sia la questione morale della caccia grossa nella savana. Ed è sicuramente un problema. Anche io, che malauguratamente non avevo letto il retro della copertina, mi aspettavo qualcosa di più idilliaco. Avevo dimenticato che Hemingway è uno di quelli scrittori che si vantano di raccontare solo la verità dei fatti.

All’inizio del novecento alcuni scrittori pazzerelli decisero che anche la vita quotidiana fosse degna di essere raccontata. Ecco quindi meravigliosi libri in cui non succede assolutamente nulla, i gesti della normalità esaltati da un lessico superbo e periodi estremi. Hemingway compie un percorso simile, niente glorie immaginarie, anche lui vuole scrivere la verità delle cose di tutti i giorni ma, invece di nobilitare la vita con la parola, compie l’opposto: rende la sua stessa vita un romanzo, che merita di essere raccontato. Hemingway diventa un eroe omerico per poter raccontare di sé.

Racconta quindi un safari effettivamente compiuto in Tanzania dallo scrittore assieme alla moglie. E l’autore spara agli animali: rinoceronti, bufali, gazzelle, zebre. Tutte quelle magnifiche bestie che vivono in Africa insomma. Se avesse potuto avrebbe sparato anche ai leoni, ai ghepardi, agli elefanti, ai coccodrilli. Una cosa disdicevole, quella di sparare ad animali indifesi solo per avere un trofeo che dimostri l’abilità del cacciatore. Soprattutto se gli animali da preda sono in via d’estinzione e se l’obiettivo è solo un corno un dente o un orecchio con proprietà afrodisiache per qualche cinese col pipino che non tira. Leggendo pagina dopo pagina non si può non pensare “è sbagliato”. E condannare la caccia di frodo e la caccia di specie a rischio. Ma.

Averlo colpito senza ucciderlo era una gran mascalzonata. Non mi importava uccidere un animale, qualunque fosse, purché lo uccidessi di netto, tanto dovevano morire lo stesso e la mia interferenza nelle uccisioni notturne e stagionali che avvenivano senza tregua era minima, non mi lasciava nessun senso di colpa. Mangiavamo la carne e conservavamo pelli e corna. Ma mi sentivo nauseato in fondo all’anima per questa antilope maschio; e per di più la desideravo, la desideravo con tutta l’anima, più di quanto volessi ammettere.

Non è il caso di ricordare che l’autore viveva in un’epoca oramai lontana in cui i grandi animali africani non erano in pericolo. Hemingway racconta la realtà o meglio, si sforza di farlo. Il nostro mondo non è bianco e nero e le sfumature esistono eccome. Non vorrei fare il gesuita, ma il peccato del nostro autore non sembra così grave. Se, ripeto se il libro viene letto fino in fondo si potranno cogliere le mille contraddizioni dell’animo umano, le invidie e le gelosie, la brama predatoria ma allo stesso tempo l’infinita ammirazione per l’opera della Natura. I portatori vengono insultati quando non fanno il loro dovere ma i Masai sono ammirati come il popolo più bello e felice del mondo. Nella stessa pagina ci sarà la pietà per il destino di un animale ferito e il rimpianto della preda sfuggita. A caccia, sotto il sole, la pioggia, nelle paludi tra le canne e le zanzare, tra le verdi colline d’Africa si potrà assaporare qualcosa di vero, anche se non rispetta la nostra legge morale. Dimenticatevi struggenti descrizioni paesaggistiche o quelle cose da hippies, non ve lo potete aspettare da Ernest il torero. Vi potete aspettare riflessioni sulla vita e sul tempo, schegge di cristallo tra la polvere e gli zoccoli, discussioni sulla letteratura americana e ricordi di bevute con Ezra Pound.

La caccia un tempo era riservata a re e nobili. Aristòs, i migliori. Hemingway sarebbe stato uno di loro e oggi sarebbe stato d’accordo sulla difesa degli animali in pericolo. Perché altrimenti non sarebbe più potuto uscire col fucile in cerca di preda.

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14 commenti

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14 risposte a “A caccia di verità.

  1. rob

    Che dire dell’intervento di Idunsess? Meglio con una tastiera sul sito di Goodreads che con il kalashnikov nell’atrio di una scuola.

    …e con la frase “proprietà afrodisiache per qualche cinese col pipino che non tira” ti guadagnerai un sacco di contatti in più: al tuo blog arriveranno, condotti da Google, molti utenti che digiteranno le chiavi di ricerca più pruriginose. Ti prego, condividile con noi: sono troppo spassose!

    Complimenti come sempre per la recensione e per la voglia di lettura che trasmetti.

    CIAO!

  2. Ho deciso da tempo di ignorare completamente chi spara minchiate senza aver letto i libri di cui sminchia.
    Ernest. Per chi suona la campana è uno dei libri che più ho regalato nella mia vita. H. mi prende di pancia, divento totalmente inaffidabile quando parlo di lui. Sono una lettrice emotiva.

    Ciao!

  3. Uno dei più grandi scrittori di tutti i tempi. Uno dei più grandi imbecilli di tutti i tempi.

  4. Dovrei leggerlo in effetti….
    Luna

  5. Pingback: Preparativi. | Muninn

  6. Non credo sia il mio genere, soprattutto per l’ambientazione, ma sul commento di Goodreads stendiamo un velo pietoso.

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