Naufragi.

Fuori c’è l’allegra piazza di […] con le palme, le panchine, i chioschi, il sole, e persino quell’aria serena di festa portata qui dall’estate balneare. Ma appena si entra vien meno il fiato. Ci si aspetta uno spettacolo macabro. Vi è invece una cosa incredibilmente gentile: di qui la sua infernale potenza. Lungo le pareti dell’ampia sala hanno disposto tre specie di panche, ricoperte di bianchi teli. Due più brevi ai lati, una lunghissima di fronte. Su quella a destra giacciono tre donne e una bambina non ancora identificate, coperte fino al petto da un lenzuolo. Ma è sul rimanente che gli sguardi si fermano pazzescamente affascinati. […] 

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Nel resto dell’articolo citato qui sopra non troverete le seguenti espressioni: tragedia annunciata, tragedia nella tragedia, rabbia e dolore, l’Europa si muova, Bossi-Fini, ministro Kyenge, reato di clandestinità. Non so se sia effettivamente cambiato qualcosa nel modo di fare giornalismo. So solo che Lampedusa per me resta un’espressione puramente geografica e trecentocinquanta è sempre la cifra che segue trecentoquarantanove. E’ solo colpa mia, che sono cinico? Una volta, tanto tempo fa, avevo provato a scrivere delle cose per un giornale locale: «Solo i fatti, solo ed esclusivamente i fatti, niente opinioni». Non che sia sbagliato certo, bisogna essere obbiettivi, avvicinarsi il più possibile alla verità dei fatti. E nessuno scrive più elzeviri, nessuno scrive più un articolo come quello sopra, sembra che bastino le parole tragedia e lutto, orrore e dolore per descrivere la morte. Chi potrebbe scrivere “pazzescamente affascinati”?

Dopo i numeri, le interviste a sindaco, pescatore, presidente e subacqueo, per non parlare del Papa, nessuno che racconti le storie di chi è rimasto sott’acqua o di chi è stato rispedito a casa. Si parla si parla si parla di quanto una legge abbia causato questa brutta faccenda. Gli eserciti di telecamere e microfoni lentamente si ritireranno, in altri luoghi ci sarà da combattere per un immagine, per una parola. E le onnipresenti “rabbia e dolore” come epitaffio. Le parole sono delicate, le parole si sciupano se vengono usate troppo.

L’articolo sopra è stato scritto da Dino Buzzati, quando nel ’47 una barca che trasportava i bambini di una colonia di Alberga affondò. Quarantaquattro sono le vittime, tutte tra i tre e i dieci anni più tre maestre. Un altro naufragio. Buzzati si mise seduto dentro al grande salone della croce bianca, unico vivo, a battere a macchina. E non scrisse, cantò. Cantò come un menestrello dei tempi antichi ma nella lingua dei giornalisti. Un cantore che narrava le cose distanti e lontane ma che con la sua melodia componeva immagini struggenti. Lui era là, vedeva e noi vediamo ancora e vedremo sempre, sentiamo l’odore dell’olio solare, il mare il sole e la mostruosa tranquillità della camera ardente. I nomi dei bambini, le madri che arrivano in treno da Milano. Tutto quello che deve succedere tra una madre e il suo figlio che non è più.

Gli articoli di cronaca nera sono stati raccolti da Lorenzo Viganò in La “nera” di Dino Buzzati (Mondadori, pag. 752, euro 19). Il primo volume, Crimini e Misteri raccoglie omicidi e crimini comuni (vi consiglio l’ottima recensione di Polimena su Trecuggine). Il secondo invece comprende tutto quello che sfugge al controllo umano, le peggiori tragedie a cui Buzzati ha assistito nella sua vita di giornalista e si chiama Incubi. I bambini di Alberga, il disastro aereo di Superga, dei Parà morti misteriosamente uno dopo l’altro, la morte di Ascari a Monza, treni deragliati, incidenti aerei e navali, il disastro del Vajont. Sempre con lo stesso misto di cinismo e sensibilità il giornalista affronta la notizia. La morte, la morte vera, non quella che aleggia sempre nei suoi racconti ma che è pur sempre un personaggio. E si sente, ogni volta, il dolore. Non lo si legge solamente. Più di una volta mi sono trovato a piangere per persone morte decenni fa, persone lontane, sconosciute di cui non dovrebbe importarmi niente.

Mentre qui in questo tempo si discute ancora di cosa si sarebbe dovuto fare, di cosa ha sbagliato chi, di soldi, di colpe di vergogne la voce di Buzzati arriva da un altro mondo, spalanca l’abisso con delicatezza e ci dice: «Ma non capite che tutto questo affanno non serve a nulla?».

Soprattutto terribile mi sembrò un padre. Guidato come un automa da un infermiere ritrovò quasi subito il suo bimbo. Era un signore sui trent’anni vestito correttamente di grigio, dal volto nobile e in certo senso avventuroso. Veniva da solo. L’infermiere presto lo lasciò richiamato da altre scene miserande. E lui non disse una parola, non ebbe un sospiro o una lagrima, lo vidi anzi poco a poco diventare di pietra. Fissava con avida intensità il figlio nato inutilmente da lui e mi parve di leggere nella sua faccia un rimorso cupo, senza rimedio, quasi che tra l’uomo e il bimbo ci fosse stato un lungo e meschino malinteso.

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22 commenti

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22 risposte a “Naufragi.

  1. Bellissimo post il tuo, dal quale traspare l’entusiasmo e l’amore per uno dei più grandi pittori (come mi hai scritto una volta su un commento), scrittori e giornalisti italiani. E grazie per la citazione!

  2. L’ha ribloggato su trecuggginee ha commentato:
    Bellissimo post di Muninn sul Buzzati giornalista.

  3. Una recensione in cui traspare l’attenzione dell’autore (e del libro e del recensore) alle cose che nella vita e nella morte devono avere un peso particolare. Apprezzato anche il “rimando alle fonti” se possiamo chiamarlo così! Adesso ho un’idea di come si dovrebbe fare il giornalista… Grazie! =)

    • Sfruttiamo a pieno tutte le possibilità offerte dalla multimedialità tecnologica attuale, con un link hai sotto mano tutto quello che vuoi! 🙂 L’idea cel’hai grazie a Buzzati, non certo per merito mio! 😉 ciao!

  4. Lucy

    Mmm.. Probably..I don’t agree.
    1- si DEVE parlare, oggi, di colpe e di leggi, e lo si doveva fare allora. La descrizione, lirica e straniante, della morte e tragedia fatta da Buzzati è un bell’esempio di prosa d’autore e fa commuovere e riflettere. Tuttavia, il giornalismo DEVE indignarsi per queste morti. Forse Buzzati non insiste su questo, lo tralascia apposta, ma perché è migliore di un giornalista di cronaca di oggi..e il pianto e la rabbia sono lasciati al lettore (e alle istituzioni di competenza).

  5. Lucy

    2 – si parla, anche troppo a mio avviso, della vita e storia dei morti di lampedusa..certo, con ben altro registro e scopo, anche se la commozione per me è sempre presente (sarò io dalla lacrima facile 🙂 )

  6. Lucy

    Ps al 2 – ma forse lo scopo non è neanche tanto diverso..forse solo meno nobile..( di vera commozione quello di Buzzati, di commozione più animalesca e leggera quello dei giornalisti di oggi)
    3 – esistono appositi spazi per il commebto ai fatti oggi..nei tg no, ma nei giornali sì, eccome!

    • 1 – Non dico che non debba indignarsi per il contorno ma sembra che la notizia sia solo il contorno. Il lutto si è confuso con discorsi che non centravano niente. Hai voglia a togliere il reato di clandestinità ma le coperte bruciano lo stesso. Nessuno si è chiesto perché queste persone rischiano la vita? Non mi sembra di vedere servizi sulla Somalia (che è in guerra) sull’Eritrea (che è in guerra) sul Congo (che è in guerra) sulla Siria (che è in guerra). Non si parla dell’orrore di persone che rischiano di morire in mare perché a casa loro rischiano di morire ancora di più. Salvini ha detto: “Aiutiamo queste persone, ma a casa loro. Costruiamo strade e ospedali”. Quando Salvini si metterà il casco blu e andrà a salvare un villaggio somalo da un raid dei signori della guerra lo voterò. E abolire il reato di clandestinità è solo un palliativo. Una cosa inutile e superficiale, come gli articoli che ho letto e le notizie che si sentono. E’ la profondità che manca. E che influenza lo stile. Se non vedo il corpo gonfio di una persona che è annegata, come faccio a capire che un sacco blu ha sofferto, era un uomo e adesso non è più niente? Noi stiamo tranquilli a casa, piangiamo e poi dimentichiamo, anche perché le notizie arrivano così, come le sputa fuori l’Ansa. A parte poi schiamazzare come oche per quello che ha detto questo o quell’altro pirlotto.
      2 – Non si parla delle persone, si parla di storie inventate che stanno nella testa di qualche giornalista a cui bisogna trovare un corrispettivo, devo trovare un’articolo ad effetto e allora cerco una storia figa, ecco l’esempio fresco: http://www.internazionale.it/superblog/francesca-spinelli/2013/10/15/una-storia-a-lieto-fine-2/ A me questa roba fa ridere, correre dietro alla notizia non è raccontare una storia e il “come” influenza anche il “cosa”.
      3 – Non dico che non esistano “commenti” alla notizia ma l’articolo di Buzzati è LA notizia, lui era l’inviato del Corriere. A Milano la mattina dopo in prima pagina hanno letto il suo articolo, è stato il primo contatto con ciò che era accaduto di molte persone. Capisci, un tweet ti dice: morte 450 persone #naufragio #lampedusa. Poi però devi andarti a leggere 2000 battute per capire cos’è il dolore e la morte. Sono cose difficili da spiegare a noi vivi.

  7. rob

    Trovo stilisticamente esaltante, dopo due recensioni di libri di avventure per mari, presentare un post intitolato “Naufragi”. E anche questo blog diventa un grande romanzo, nel quale ogni post è un capitolo della storia. Viva Muninn!

  8. Lucy

    stai mancando l’obiettivo: qui parliamo di giornalismo d’altri tempi vs giornalismo di oggi. Per me la questione si può ridurre così. Il giornalismo di oggi non mi fa impazzire, ma non credo che la prosa buzzatiana sia riproponibile. Resta un bellissimo pezzo di giornalismo, letteratura e storia.

    • Sicuramente sono distanti i fatti, le situazioni e le persone. Ovviamente molto dipenderà dalla persona che scrive l’articolo. In futuro è possibile che si ripresenti un giornalista così..oppure no e magari il giornalismo migliorerà senza bisogno di uno che scriva bene. Lungi da me fare il restauratore, anche perché non ho idea di come fosse il giornalismo ai tempi di Buzzati..magari peggio di quello di oggi. Io volevo portare l’attenzione su un atteggiamento di fronte all’avvenimento, quello, prima che lo stile andrebbe cambiato.

      • Sicuramente manca un letterato come Buzzati nel giornalismo, ma in ogni caso se esistesse dovrebbe, in una certa misura, adeguarsi ai cambiamenti della società.
        Io comunque non definirei l’atteggiamento “diverso”..come ti ho spiegato credo che manchi innanzitutto uno spazio adatto per fare ciò che Buzzati (e i suoi colleghi d’altri tempi, quelli capaci) potevano fare. E la capacità, non di raccontare, ma di guardare..lo sguardo dell’uomo dotato per natura di un animo grande e sensibile, il poeta, il “fanciullino”, se vogliamo semplificarlo. Il medesimo atteggiamento, oggi, nei confronti del dolore, delle persone e dei morti a poco servirebbe in una società (dal pdv giornalistico) che non ha lo spazio, la capacità e il TEMPO per accogliere queste suggestioni, a poco servirebbero se non accompagnati da uno sguardo così penetrante.
        In ogni caso esistono i reportage, e lì il lirismo e l’approfondimento vero posso trovare terreno (Saviano è un giornalista).
        Dobbiamo vederci presto, dal vivo; su questa piattaforma, e su questo articolo in particolare, non riusciamo ad incontrarci.
        Buonanotte amico!

      • 🙂 a parte Saviano sono d’accordo con te…buonanotte Lu! 🙂

  9. Bellissimo post!
    Amo immensamente Buzzati!!! Ho letto”Il segreto del Boscovecchio” e me ne sono innamorata!
    Spero passerai da me!!!
    Bacioni.
    Luna

  10. Pingback: Preparativi. | Muninn

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