Pecore (羊をめぐる冒険).

nel-segno-della-pecoraIn Giappone possiamo ammirare uno strano fenomeno: osservando attentamente quelle persone che salgono tutte assieme sulla metropolitana la mattina, si può notare un alone di follia che li avvolge tutti, come i tentacoli di una piovra. Alcuni pensano che le causa sia l’alienazione di una società moderna e industrializzata. Ma loro pazzi lo sono da sempre. Forse è il fatto di vivere su di un arcipelago vulcanico: la consapevolezza di poter saltare per aria da un momento all’altro ha creato una sorta di follia congenita ma tollerabile, che ogni tanto riemerge. Come una balena: per la maggior parte del tempo trascorre l’esistenza sott’acqua, attraversa gli abissi con lenti e fluidi movimenti della coda. Dopo un lasso di tempo che può durare ore salgono in superficie ed esplodono dallo sfiatatoio un getto vaporizzato. Visto da così lontano non può sembrarci altro se non strano, grottesco, anormale. Per loro non è così. L’eccezione è parte della norma.

La cultura giapponese, per sopravvivere su quattro scogli vulcanici, ha perfezionato uno stratagemma straordinario: sembra quasi che ogni volta che la sua esistenza sia messa in pericolo, oppure rischi di essere messa in minoranza, si getta a capofitto nei nuovi mondi e riemerge rafforzata, dopo aver assorbito tutto quello che riteneva essere utile da una cultura concorrente. È successo alle radici della sua storia quando assorbiva come una spugna ogni cosa provenisse dalla Cina; è successo a metà dell’ottocento quando, invece che diventare una colonia europea, si è trasformato da regno feudale a impero industriale; è successo dopo la fine della guerra, quando ha eletto gli USA a proprio modello. Fagocitando il proprio nemico.

Il concetto dell’identità degli opposti e del loro equilibrio viene messo in pratica continuamente. Per poter raggiungere la felicità è necessario sperimentare il sommo bene come il sommo male. Mi dispiace di non essere la persona più adeguata per scrivere di filosofie orientali, dovrò ricorrere agli strumenti che dovrei saper usare.

Pensate a un racconto di Buzzati (che Iddio lo abbia in gloria): c’è sempre un qualcosa di misterioso, sempre nascosto dietro a una porta, in fondo a i binari di un treno, al termine di una vita. Fa paura certo, ma è la paura dell’ignoto, di qualcosa che sappiamo essere tremendo, ma è una paura teorica. Un giapponese invece, piuttosto che guastare tutta la sua esistenza aspettando che la porta si apra svelando il mostruoso, appena sveglio tutte le mattine la apre lui. Esce sull’uscio e si affaccia sull’abisso temebondo che si spalanca al di sotto, scrutando con interesse. Non è detto che sia la maniera giusta di affrontare le cose e certo chi si sporge troppo rischia di cadere, ma forse l’abitudine vince sulla paura.

Per lungo e periglioso guato eccoci infine giungere al libro di oggi: “Nel segno della pecora” (Einaudi, pp. 307, euro 12) di Murakami Haruki. Per il suo stile surreale, questo autore è a volte accostato a Kafka ma, a differenza dello scrittore praghese, Murakami riesce a scrivere dei romanzi. Nei suoi libri l’anormalità, il surreale, invece che collidere con lo stile e con il mondo di carta del libro, viene ad essere appianata: i suoi personaggi non si scompongono di fronte ai fatti più assurdi. Sembrano gentleman inglesi che, rapiti nella jungla indiana da seguaci di Visnù esclamino: «Oh! Spero che questo inconveniente non mi faccia ritardare il tè!». Una lettura scorrevole e certamente piacevole, che ci attira nelle maglie del racconto d’investigazione, del mistero. Personaggi ben fatti che ci conducono per un po’, sembrano fondamentali ma da un momento all’altro scompaiono. È un libro in cui sembra che tutto vada bene, che sia sotto controllo, ma ad un certo punto si compiono brusche sterzate e si lascia la via battuta per una scorciatoia tra alberi tenebrosi. Preparatevi ad affrontare stati ultraterreni, che gettano ombre inquietanti sulla storia nipponica; ma anche una strana ragazza con delle orecchie bellissime (Murakami è feticista delle orecchie, è fatto noto ai più) che hanno il potere di FARE ACCADERE LE COSE. Delle pecore normali, normalissime, le pecore più stupide, tristi e noiose della storia; ma anche una pecora diversa da tutte le altre, con una misteriosa macchia a forma di stella.

Accompagnati dalla colonna sonora scelta appositamente per voi dallo stesso Murakami (non è una cattiva idea leggerlo con accanto aperta la pagina di Youtube) lo scrittore giapponese vi permetterà di seguire i protagonisti attraverso l’Hokkaido, la più settentrionale delle isole dell’arcipelago, e addentrarvi con loro nel mistero più profondo, nell’altro mondo separato dal nostro da una membrana diafana. E che fa paura.

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3 commenti

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3 risposte a “Pecore (羊をめぐる冒険).

  1. Per cercare di capire un po’ meglio il rapporto dei nipponici con l’assurdo e il sogno: QUESTO ANIME.

  2. Pingback: Pecore sonore. | Muninn

  3. Pingback: La luce sopra la brughiera (secondo rapporto del dottor Watson) | Muninn

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