Donne.


Ho cominciato a scrivere questa recensione alla lavanderia automatica, dove tra l’altro ho letto una buona parte del libro. Luogo mistico la lavanderia a gettoni, denso di significati, favorisce la meditazione. Mentre guardavo la centrifuga dell’asciugatrice girare girare girare girare con i copriletti dentro che giravano giravano giravano giravano, io cercavo di scrivere qualcosa di intelligente e di piacevole su questo libro. Ho attaccato la materia da una parte, con atteggiamento critico, attaccando pretese ideologiche che col libro non avevano molto a che fare; quello che ne ho ottenuto era un pezzetto abbastanza banale sulla letteratura femminile, uno di quelli che prendono in giro le protagoniste di quella che un tempo si chiamava paraletteratura. E probabilmente era pure un po’ misogino. E il premio Nobel? Che palle. Il problema era che il libro poteva averlo scritto solo una donna: la femminilità pervadeva le pagine come un odore che si attacca ai vestiti. È impossibile leggere Nemico, amico, amante… (Einaudi, pp. 315, euro 12, traduzione Susanna Basso) senza pensare alla sua autrice e al fatto che sia una donna. Non siamo davanti a una splendida recita in costume, come nei libri della Austen, o davanti a qualche scelta espressionista che ci consenta di scrivere d’altro. Alice Munro ha scelto nove donne per nove racconti. Tutti diversi. È come se avesse passato la vita ad alternare letture di Harmony a quella di qualche buon libro. Il risultato sono nove ritratti di donna (e pure degli uomini che hanno attorno) originali e perfetti ma collocabili in pieno in quel genere di libri che leggono le signore, con bei tramonti in copertina. Solo che lo fa meglio, lo fa dannatamente bene. Si parla di Amore, di Tradimento, di Amicizia, di Vecchiaia. E tutte queste cose dal punto di vista femminile. Che è difficile da spiegare, se sei un maschio. Leggendo questo libro un uomo può capire e apprezzare ma non avrà mai quella sensazione di aver provato in prima persona, intimamente, quello che legge. Ma certo, la Munro è tanto brava che poi riesce a trasformare i pettegolezzi in poesia e quella poi la capiscono tutti. Ma le protagoniste sono sempre femminili e l’identificazione, il meraviglioso viaggio dell’immaginazione per noi arrivano solo fino ad un certo punto. Aldilà c’è il mistero, la meraviglia e lo stupore per l’altro sesso.

E ogni cosa poi la leggi in quel senso. Capisco che è sbagliato, che non si fa, cattivo cattivo, ma anche lo stile, le descrizioni, la struttura narrativa, le fai rientrare nell’universo indistinto e quanto mai vaporoso della femminilità. E probabilmente della mia idea di femminilità, che di sicuro sarà come minimo anticostituzionale, troppo avanti o troppo indietro coi tempi.

Ma scriviamo del libro! Un indiscutibile talento per il racconto, una forma narrativa tradizionale, fatta per raccontare le cose del mondo e della vita alle persone davanti al fuoco. Uno stile piano, senza arguzie stilistiche o aggressioni sintattiche alla scorrevolezza. Il tocco dell’autrice sta nella sovrapposizione tra presente e passato, rivelati al momento giusto. Una tecnica di cui è maestro un altro canadese, Mordechai Richler. Ci siamo appena ambientati nella provincia desolata dell’Ontario o nella periferia residenziale di Toronto che lei ci sbatte in un’altro tempo, in un altro luogo. Donne e uomini invecchiano, cambiano o restano uguali, in un cambio di capoverso. La verità emerge solo alla fine, con il suo carico di disperazione. Essì.

Niente tragedie, le tragedie sono da uomini. Una silenziosa rassegnazione, un abisso profondissimo nascosto sotto a uno strato di fondotinta agguanta il lettore inaspettatamente alla bocca dello stomaco. Il cancro, il tradimento, lo squallore dell’esistenza, la malattia la vecchiaia e tutte queste cose assieme. Nessuno si salva veramente. Madri di famiglia e spose tradiscono i loro mariti ma nessuna gioia duratura le aspetta, anche chi cerca un nuovo stimolante inizio da divorziata deve fare i conti con tutto ciò che a perso e perso per sempre.

Se siete donne, leggete questo libro, o altri di questa autrice. Se siete uomini fatelo anche voi. E non perché vi permetterà di entrare nel mondo della donna ma perché è un bel libro, una bella raccolta di racconti lunghi che narrano di come il tempo cambi tutto e non cambi niente, che parla della vita e della morte, degli uomini e delle donne, della tremenda desolazione di una vita che non si vuole vivere, della claustrofobica costrizione dentro a una casa o a un corpo che non sono più tuoi. Il fatto che un libro di qualità sia scritto da una donna e che le protagoniste siano donne non dovrebbe essere una questione di cui parlare, di cui stupirsi, da notare. Beep. Tlock. L’asciugatrice ha finito.

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20 commenti

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20 risposte a “Donne.

  1. rob

    «Che è difficile da spiegare, se sei un maschio».
    Ehi, allora aveva ragione! Sì, lei, la mia amica che puntinipuntinipuntini «tu non puoi capire, tu non sei una donna». E in un mondo di dubbi e incertezze, l’amica restituiva un punto fermo dal quale ripartire.
    «Va bene, non sono una donna, ma non sono scemo. Spiegami! Spiegati!»
    Ho sempre pensato che le donne dicano così quando sono alle strette, quando sono alle corde, quando non hanno più vie dialettiche di fuga.
    Ora Muninn mi mette in crisi.

    E il bucato della lavanderia automatica, poi? Soddisfatto?

    CIAO!

    • Ho detto che è difficile, non che non si può capire! Bisogna entrare in un mondo costituito di miti completamente diversi dai nostri, nel bene, nel male e nella considerazione che questi miti siano più o meno giusti. Fare riferimento ad esperienze comuni facilita la comunicazione, sempre! La tua amica non aveva voglia di spiegarti e ha tagliato corto!

      Direi che lo fa bene, ha un buon profumo soprattutto. Mia mamma mi manda di continuo per lavare i piumoni e le lenzuola. O le tende. Sempre roba ingombrante comunque.

      ciao!

  2. Bella recensione, devo ancora leggere questa raccolta ma è la prossima sul comodino. Da brava donna, amo leggere le donne, perché quelle brave non sono poi tante e spesso rischiano di parlare come uomini. Per quanto si tratta di immedesimarsi nelle atmosfere di uno scrittore dell’altro sesso, noi ragazze cosa dovremmo dire? Eppure da ragazza alternavo L’isola del tesoro a Piccole donne e ancora oggi passo da scrittori a scrittrici sempre con il gusto della scoperta. Perché alla fine ogni scrittore ci dischiude un mondo altro dal nostro e la bellezza della letteratura sta nel ritrovarsi ma anche nello scoprire nuove dimensioni. Scusa per lo sproloquio 😉

  3. Non ho mai letto nulla della Munro, forse anche perché quando sento parlare di donne che scrivono di donne temo sempre di trovarmi di fronte a cose noiose e stucchevoli (odio il genere), ma devo dire che con la tua recensione sei riuscito ad incuriosirmi… e quindi credo che la leggerò. Del resto non sono il tipo di lettrice che corre subito ad acquistare l’ultimo premio Nobel (in questo momento i fan di Roth, di cui non si può non riconoscere la genialità letteraria, stanno ancora piangendo!) o i romanzi che fanno record di incassi. Ho però letto in giro che la Munro è molto brava dal punto di vista tecnico, e che nessuno meglio di lei è in grado di capovolgere una situazione nel giro di un paio di frasi appena. Di recente ho anche gustato un articolo di Nicola Lagioia, dove la paragona per stile addirittura a Cechov, a Tolstoj e alla Bronte (forse un po’ esagerando). Un motivo in più, comunque, per leggerla.

    • Sono d’accordo con te, e a me è capitato sia con la Munro che con Marie Ndaye, un’autrice africana di avere questi pregiudizi. Fortunatamente poi si sono rivelati soltanto tali. 🙂 Per me le morti e le premiazioni sono occasioni per imparare, molto spesso gli autori sono per me dei perfetti sconosciuti e premi e necrologi letterari mi permettono di fare scoperte interessanti. E’ successo stavolta con la Munro e con lo stesso Roth, succederà a breve con Doris Lessing. Non succede (non succede più da una terribile lettura di Acciaio) di leggere chi vince il Premio Strega. Sia Roth che la Munro sono autori di lungo corso e che sono bestseller da MOLTO tempo, un po’ di fiducia gliela posso dare. In ogni caso può essere una buona occasione per esplorare universi di scrittura lontani dalle nostre abitudini (cosa che a me piace moltissimo). Buona lettura! 🙂

  4. Grandissima raccolta, e devo dire meno male che una volta tanto il Nobel va ad un’autrice che si reperisce abbastanza facilmente. Devo dire che ai tempi non pensai troppo al fatto che l’autrice fosse una donna: lessi la quarta di copertina e m’incuriosii, oltre ad essere stato rapito dalla bellezza eterea messa in copertina… 🙂 Col senno di poi, fu una gran bella scoperta e mi sono un po’ pentito di non aver più letto nulla di suo.

  5. scrivi ottime recensioni, perché fai venire una gran voglia di leggere le opere di cui parli!! E non è facile… complimenti e, per inciso, domani comprerò questo libro!!!!!!!

  6. Non so perché ma le raccolte di racconti mi hanno sempre bloccato…io che amo i romanzi da 500 pagine, ho paura di rimanere delusa da un breve racconto!! Stupido preconcetto dici?

    • Alcune delle cose migliori che ho letto erano racconti: Buzzati, Levi, Poe, Hoffmann e anche la Munro. Romanzo e racconto sono due generi diversi e funzionano pure in modi diversi. È tutto più breve e forse veloce, non ti affezionerai ai personaggi ma apprezzerai atmosfere, idee e movimenti dell’autore. Anche adesso, non hai letto un lungo saggio, ma una breve recensione, che spero abbia suscitato in te la voglia di provare a leggere questo libro, anche se fatto di racconti. 🙂 Il nobel è meritatissimo…prova!

  7. Pingback: Brevi miserie navali e sentimentali. | Muninn

  8. Ho una paura folle di affrontare la Munro. Temo tantissimo una delusione e neanche so il perché sinceramente, in parte credo che sia perché me la immagino (e sicuramente sbaglio) un po’ “pretenziosetta”.

    Comunque concordo. Lavanderia a gettoni, luogo ai confini della realtà.

  9. lanoisette

    Dunque l’hai letto, alla fine! 🙂

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