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Stelle bicromatiche.

cop_Pietro-Scarnera-Una-stella-tranquilla Tra poche settimane tornerà il Giorno della Memoria, memoria di ciò che è accaduto e non deve più accadere. Come di consueto, verrano pubblicati libri nuovi, verranno ripubblicati libri vecchi. Incontri spettacoli e film. Alcune buone cose, altre molto meno. Qualcuno litiga già per i diritti sul Diario di Anna Frank. Per non sbagliarsi è cosa saggia affidarsi ad un autore la cui fama è dovuta a questo unico libro e a questa storia tanto terribile. Perché Primo Levi è il racconto del lager, da dove è uscito con il corpo ma non con la mente, dicono. Suo è il libro, la poesia, l’epigrafe in italiano nel campo di concentramento, a cui la nostra memoria nazionale ha affidato il compito di ricordare. Ma Levi non è stato solo un prigioniero e un testimone, è stato un marito, un padre, un chimico e uno scrittore. Racconti di fantascienza, fantabiologia, romanzi d’invenzione e resoconti autobiografici, poesie e racconti metanarrativi, l’unico esempio riuscito di racconti industriali. Un’abbondante produzione di qualità straordinaria, che lo rende uno dei più grandi scrittori italiani del novecento. Lentamente la sua opera, ricomincia ad essere letta e studiata. In libreria e in biblioteca trovate ora Primo Levi di fronte e di profilo, saggio totale di Marco Belpoliti, che si impegna a innalzare un monumento di 700 pagine all’autore torinese, segno per lo meno di un rinnovato interesse per un lavoro poliedrico e profondo, che comincia ora la lotta contro il tempo.

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Prima di affrontare a muso duro le centinaia di pagine del saggio però, sono inciampato in un altro libro di divulgazione a cui lo stesso Belpoliti ha scritto la prefazione, che raccoglie molto materiale e lancia molti ami nell’acqua, forte del medium scelto, capace di arrivare a tutti, anche da chi settecento pagine non le legge per principio. Una stella tranquilla, ritratto sentimentale di Primo Levi è un fumetto. Ed è esattamente quello che dice di essere: un ritratto sentimentale. Non un saggio di critica o un’analisi letteraria, ma l’immagine di un uomo ricostruita con affetto. Pietro Scarnera ha raccolto una grandissima quantità di materiale, foto, articoli, racconti, interviste e li ha ricomposti come un viaggio attraverso la vita artistica dello scrittore. Come la molecola di carbonio che apre la narrazione, che di volta in volta è albero, respiro, polvere e muscolo, Levi è declinato attraverso le immagini che ha attraversato: le foto della giovinezza, quelle con la famiglia, le lettere con l’amico Calvino, le copertine delle prime edizioni dei suoi libri, le immagini di Torino ora e dopo la guerra, le poesie dedicate alla moglie, le lettere dei lettori tedeschi, la mappa del ritorno in Italia, le sculture di filo di ferro a forma di maschera di gufo e i disegni dei fatti con il Mac, la tomba, la casa, gli occhiali da vista, la fabbrica di vernici e le foto di cronaca nera degli anni ’70, la Mole e il filo spinato, i quartieri ortogonali di Torino e i sampietrini, Mirafiori e le prime mostre sulla Shoah, la torre della Siva e Togliattigrad, tram e treni, la camicia del campo e la tavola periodica.

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Disegno semplice e pulito, una delicata bicromia bianco verdina, che accompagna e non distrae da ciò che il disegno contiene e dalle parole che lo accompagnano, Scarnera segue la vita dello scrittore, che nasce subito dopo il campo, che nasce dentro al campo, ma che ha le sue origini più profonde nella naturale predisposizione di Levi alla curiosità e alla voglia di raccontare. Evitando le questioni più morbose sul suicidio, liquidate come leggende metropolitane, e non limitando l’indagine alla tragedia su cui pur ruota la sua esistenza, il disegnatore ci racconta il Levi scrittore, oltre l’immagine di pacatezza e tranquilla ironia che ci è arrivata, persino dalle pagine di Se questo è un uomo. Aldilà della morigeratezza torinese Primo Levi celava una profondità di pensiero che non si fatica a intravedere tra le righe dei suoi versi, così semplici, ma così potenti.

Forse il modo migliore per definire Levi è il titolo di un suo racconto, “Una stella tranquilla”. Da Lontano sembrava calmo ed equilibrato, ed era anche a suo modo un punto di riferimento. Ma si sa che, dentro, le stelle ribollono. E quando si spengono lo fanno in maniera fragorosa.

Pietro Scarnera è stato in grado, come lettore e disegnatore, di agitare le acque nello stagno, invitare alla lettura di ogni libro, poesia e saggio scritti da Levi e su Levi, alla scoperta di un astro nascosto della letteratura italiana nel suo racconto per immagini.

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Preparativi III.

agataÈ giunto infine agosto, che porta con se obblighi imprescindibili. Questi mi costringono a spolverare Muninn, blog a lungo riposto sopra quell’armadio in cantina insieme alle valigie, a un soprammobile a forma di gondola, un paio di libri finti di plastica con lo scomparto per nascondere i gioielli, una moneta da cinquecento lire, della polvere, Gente del febbraio 1994, due comunità di acari in lotta tra loro da tempo immemorabile, due calzini spaiati, il Piccolo Popolo, una trisa, polvere

coff coff coff

la polvere, tantissima, dovuta a settimane di trascuratezza, accumulata su strati e strati sovrapposti come colate di nubi piroclastiche che formano pinnacoli svettanti e montagne di oppio. Fissando i canyon e gli strapiombi della catena montuosa di microparticelle quasi perdo me stesso, dimentico, nell’oscurità della cantina, delle onde spumose che si rifrangono molli e dense sulla spiaggia a migliaia di chilometri dall’armadio impolverato. Ma eccolo Muninn! Forse ancora respira, lo schiaccio con un dito, esce un suono come quello dei giochi per bambini, un fischio soffocato. Che pena mi fa. Lo pulisco un poco, è tempo di rivedere il sole, là fuori. Là sulla spiaggia le onde sono cresciute e una donna in costume che regge il coperchio di una bara ci fissa. È una spiaggia sudafricana e la donna è Agatha Christie che ci chiama…sorride…le sue labbra scandiscono una breve frase, poche parole…ogni…patate…no…i coni…no…Agatha mi sta dicendo…

CONIGLI PER LE VACANZE!

Che per chi non lo sapesse sono i libri che mi propongo di leggere in agosto, a volte baro, a volte mi dimentico, a volte mento, l’importante è che questo post esista. Cominciamo.

Il vagabondo delle stelle – Jack London

Ho già cominciato a leggerlo, ed è bello. Con la sua voce un po’ da filosofo e un po’ da imbonitore, da predicatore che legge la Bibbia e da romanziere che crede solo in quello che inventa, London prima ci chiude in un buco e poi ci libera, leggeri di volteggiare tra le stelle, vestiti di bianco, tra mille vite e mille sogni, a cavallo di una giumenta selvaggia come il piccolo Nemo.

Lo straniero – Albert Camus

Mi ronza nella testa da quando ho visto un film sulla Guerra d’Algeria, è un libro di un mondo che non esiste più e per quanto è esistito ha avuto le stesse solide basi di una fata morgana, un miraggio nel deserto. L’unica cosa che so è che Camus ha letto Moravia e gli è piaciuto.

N-W – Zadie Smith

Basta uomini. Come se le femmine fossero capaci di scrivere solo romanzi rosa. Faccio questa cosa proprio perché voglio più donne sulla mia libreria senza sciocche quote rosa. Voglio sempre il meglio, solo con le tette. Ho chiesto e mi hanno risposto lei. Lei è giamaicana, ma vive nella Londra multipla di oggi.

Triologia di New York – Paul Auster

In qualche modo devo tenere viva la vena calviniana che si è aperta senza leggere Calvino. Ho sfogliato le pagine di questo libro e i personaggi sfogliano un libro di Paul Auster. Che il trip abbia comincio. Fantasmi e grattacieli di cristallo, da leggere per forza quando al luce del sole è più intensa.

Poirot a Styles Court – Agatha Christie

L’estate è giallo. Lei è gialla. Poirot è belga, non francese.

Il caso – Joseph Conrad

Ha la copertina gommosa. Non so cosa stiano facendo quelli di Adelphi ai loro tipografi ma mi piace. È un po’ che io e Josip non ci vedevamo, io porto da bere, lui porta Marlowe, che ha fama di buon narratore. C’è una barca, è buio. Una storia d’amore. Non ho bisogno d’altro.

Unastoria – Gipi

Cosa c’è dentro le pagine di questo fumetto di cui tutti hanno parlato? Le parole sono tante, sono importanti e sono scelte. Un altro buon motivo per leggerlo e dire qui che lo faccio. L’unico problema sarà che finirà troppo in fretta, come al solito. Il più grande difetto delle graphic novel è che sono sempre troppo brevi.

Muninn e io vi salutiamo, vi diciamo ciao, vi diciamo cra. Scivoliamo lontano dalle vostre bacheche per un altro po’, con il solito carico di promesse per il prossimo anno lavorativo. Buone vacanze, buoni conigli a tutti.

Stay cool, stay cra.

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